Una nuova procedura d’infrazione è stata avviata dall’Unione Europea contro l’Italia per il ritardo accumulato nel contrastare la diffusione in Puglia di Xylella fastidiosa. Il batterio delle piante che, secondo diverse ricerche scientifiche, agisce da detonatore nel complesso di cause che portano all’essiccamento rapido e alla morte degli ulivi (una malattia chiamata Co.di.Ro.). Durante un incontro, avvenuto pochi giorni fa, con il commissario europeo alla Salute Vytenis Andriukatis, il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina era già stato informato che “la Commissione non avrebbe avuto altra scelta se non aprire una procedura d’infrazione, a meno che non fossero state prese azioni immediate da parte dell’Italia contro il batterio”.

“E’ estremamente importante che l’Italia attui pienamente la decisione Ue” e “fermi l’avanzata della Xylella”, ha detto all’Ansa un portavoce della Commissione. Secondo la certificazione europea EPPO, Xylella è infatti un pericoloso patogeno da quarantena, un batterio ad altro rischio contaminazione per gli ulivi e per molte altre piante. L’Italia ha sessanta giorni di tempo per rispondere alla lettera di messa in mora di Bruxelles, altrimenti scatterà la seconda tappa della procedura d’infrazione che prevede l’invio di un parere motivato.

Il Governo ha immediatamente provveduto a convocare la Regione Puglia per un incontro fissato per la prossima settimana a Roma. Sul tavolo dovranno essere presentate le azioni e le attività immediate per il contrasto alla diffusione del batterio. Il presidente Michele Emiliano si è sempre dichiarato contro le estirpazioni selvagge ma ha sempre fatto notare che le direttive europee devono essere rispettate.

La prima infrazione – La prima procedura d’infrazione europea era stata aperta nel dicembre 2015, relativa ai ritardi nell’applicazione della decisione della Commissione 789/2015, con cui si disponeva di rimuovere tutte le piante ospiti, anche se ‘portatrici sane’ o solo sospettate di essere infette, nel raggio di cento metri intorno alla pianta risultata infetta. L’Ue aveva poi stabilito la necessità di creare una zona cuscinetto, posta a nord della zona infetta nel Salento, tra mar Jonio e mar Adriatico, con una larghezza non inferiore ai 10 km e, all’interno della zona infetta, una zona di contenimento con una larghezza di 20 km.

Il piano e le indagini – L’Italia aveva iniziato ad applicare, in parte, queste misure tramite un piano d’intervento predisposto dalla Regione Puglia, e affidato al comandante della guardia forestale regionale Giuseppe Silletti. Tale piano è stato però bloccato, dopo le proteste di olivicoltori e ambientalisti, prima da numerosi interventi del Tar e poi dalla Procura di Lecce che ha messo sotto sequestro tutte le aree interessate dall’infezione individuate dal piano Silletti.

La magistratura è intervenuta con queste misure drastiche per verificare se davvero la causa dell’essiccamento degli ulivi nel Salento sia il batterio Xylella fastidiosa pauca, diffuso dall’insetto Philaenius spumarius (la cosiddetta sputacchina) e non invece di natura dolosa. Per questo motivo gli autori del piano, insieme agli scienziati consultati per realizzarlo, sono indagati, a vario titolo, con le accuse di diffusione di una malattia delle piante, violazione dolosa delle disposizioni in materia ambientale, falso materiale commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici, falso ideologico, getto pericoloso di cose, distruzione o deturpamento di bellezze naturali.

Procura Lecce: “Pronti a revocare il sequestro” –  “Alla luce di questa procedura di infrazione, per evitare equivoci, vedremo se non sia opportuno revocare il nostro provvedimento di sequestro” ha detto all’Ansa il procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, spiegando che il sequestro interessa solo gli ulivi indicati dal piano dell’ex commissario Silletti, il quale si era attenuto alle direttive della Ue per arginare la diffusione del batterio.

La Procura di Lecce intende tuttavia comunicare alla Commissione europea i risultati di trattamenti naturali, le cosiddette “buone pratiche”, effettuati in questi mesi sulle piante infette e che avrebbero portato al miglioramento delle condizioni di alcuni uliveti colpiti. Il procuratore Motta spiega che “la Corte di Giustizia ha dato la possibilità di comunicare eventuali cambiamenti” al fine di valutare possibili modifiche alle direttive europee nel contrasto alla malattia che sta essiccando gli ulivi. “Abbiamo l’impressione – sottolinea Motta – che sia già cambiata la situazione perché abbiamo fatto verifiche sul campo e visto che alcuni uliveti si sono ripresi perfettamente grazie alle buone prassi della potatura, della pulizia a terra in corrispondenza della chioma dell’albero. Nulla di più di questo”. “C’è la fascia tra Brindisi e Lecce – aggiunge il procuratore – dove la situazione si è completamente modificata e gli ulivi si sono ripresi bene”. “Quindi questo – conclude – sembrerebbe un fatto in controtendenza rispetto a quanto accertato in precedenza”.

Coldiretti: “Procedura inaccettabile” –  “Inaccettabile”: così il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, definisce in una nota la “conferma dall’Ue della seconda procedura di infrazione contro l’Italia, rea di non aver applicato ancora misure evidentemente inapplicabili contro la Xylella”. “Armiamoci e partite – prosegue Cantele – è stato negli ultimi tre anni il monito dell’Ue che sulla questione Xylella fastidiosa ha responsabilità gravi sia per l’introduzione del batterio che per la gestione dell’emergenza. Dopo essersi lavata le mani circa eradicazioni, indennizzi, ricerca, la mancanza di efficaci misure di controllo alle frontiere e del doveroso embargo avverso le aree da cui proviene il batterio che sta distruggendo gli ulivi a Lecce, Brindisi e Taranto, come ad esempio il sud America, al fine di bloccare il commercio di materiale vegetale infetto, hanno causato un danno irreparabile all’olivicoltura pugliese”. Secondo Cantele, “per colpa delle frontiere comunitarie colabrodo la Xylella fastidiosa è ormai una malattia europea e l’Ue non può continuare a bacchettare gli Stati membri, senza individuare misure opportune di sostegno contro la malattia”.

foto di Giuseppe Putignano