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Milano sempre più calda: entro fine secolo oltre 5 gradi in più e fino a 120 notti tropicali l’anno

Il Profilo Climatico Locale del Comune prevede un aumento record delle temperature nei prossimi decenni. Intanto la città entra tra quelle con bollino rosso per il caldo: Palazzo Marino punta sulla "città spugna" con più verde e aree depavimentate per contrastare isole di calore e allagamenti.
Milano sempre più calda: entro fine secolo oltre 5 gradi in più e fino a 120 notti tropicali l’anno
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Milano si prepara a un futuro climatico profondamente diverso da quello conosciuto finora. Secondo il Profilo Climatico Locale elaborato dal Comune, che raccoglie gli scenari previsionali fino al 2100 basati sui più recenti modelli climatici, nei prossimi decenni le temperature medie della città continueranno a crescere in modo significativo: oltre 3 gradi in più già verso il 2050 e più di 5 gradi entro la fine del secolo rispetto al periodo di riferimento 1985-2014.

I dati sono stati presentati durante una commissione consiliare e mostrano un impatto particolarmente forte nei mesi estivi. Le anomalie termiche potrebbero arrivare fino a 7 gradi, con un cambiamento radicale delle condizioni climatiche urbane. Entro circa cinquant’anni, secondo le proiezioni, in media 336 giorni all’anno potrebbero presentare temperature molto diverse rispetto a quelle attuali nello stesso periodo.

Uno degli effetti più evidenti riguarderà le cosiddette notti tropicali, cioè quelle in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 gradi. Intorno al 2050 Milano potrebbe registrare mediamente tra 80 e 90 notti tropicali ogni anno. Entro la fine del secolo il numero potrebbe superare quota 120, con fino a 70-80 notti caratterizzate da temperature minime superiori ai 25 gradi, rendendo sempre più difficile il recupero fisiologico durante le ore notturne soprattutto per anziani, bambini e persone fragili.

L’emergenza caldo è già una realtà. Nel bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute, che monitora 27 città italiane, Milano è entrata tra i centri con bollino rosso: venerdì 17 luglio saranno 16 le città con il massimo livello di rischio per tutta la popolazione. Oltre al capoluogo lombardo, l’elenco comprende Bologna, Brescia, Bari, Campobasso, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino e Viterbo.

Il bollino rosso indica condizioni di caldo intenso con possibili effetti negativi sulla salute non solo per le persone vulnerabili, ma per l’intera popolazione. Per Firenze l’allerta massima è attiva ininterrottamente dal 9 luglio, per Perugia dal 10 luglio, mentre per Milano si tratta del primo giorno di livello rosso in questa terza ondata di calore dell’anno. Di fronte a uno scenario destinato ad aggravarsi, il Comune punta sulla trasformazione dello spazio urbano. Una delle strategie principali riguarda la depavimentazione di alcune aree, soprattutto quelle più esposte al rischio caldo, con un duplice obiettivo: ridurre l’effetto delle isole di calore e aumentare la capacità della città di assorbire le piogge intense, sempre più frequenti e spesso responsabili di allagamenti.

“Abbiamo un piano di depavimentazioni a cui lavoriamo da tutto il mandato“, ha spiegato l’assessora ad Ambiente e Verde Elena Grandi, sottolineando le difficoltà nel realizzare gli interventi. “Ogni luogo comporta trattative e malcontenti, perché c’è sempre una quota di persone che vorrebbe continuare a parcheggiare le auto come prima o a transitare su una strada”. Il Comune ha individuato 27 nuove aree da depavimentare: alcuni progetti sono già stati completati, altri sono in corso e altri ancora saranno realizzati nei prossimi anni, insieme agli interventi sui parterre alberati al posto della sosta abusiva.

“L’obiettivo è costruire una città spugna”, ha concluso Grandi, “capace di assorbire fenomeni meteorologici intensi, come le piogge che provocano allagamenti, ma anche di mitigare l’effetto delle isole di calore”. Una trasformazione necessaria, secondo l’amministrazione, perché il cambiamento climatico non rappresenta più uno scenario futuro, ma una condizione con cui Milano deve già oggi fare i conti.

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