Edimburgo farà tutto il possibile per bloccare il processo della Brexit. A metterlo in chiaro, il giorno dopo aver dichiarato l’intenzione di chiedere “negoziati immediati” con la Ue per rimanere, è stata la premier scozzese Nicola Sturgeon. In un’intervista alla Bbc, la leader del Partito nazionale scozzese ha detto che “naturalmente” chiederà ai suoi parlamentari di non dare “il consenso legislativo” richiesto per avviare ufficialmente il lungo cammino che porterà all’uscita del Regno Unito. “Se il Parlamento scozzese deve fare una valutazione su quello è giusto per la Scozia”, i cui cittadini hanno votato in larga maggioranza per il Remain, “allora sul tavolo c’è l’opzione di dire “noi non votiamo per qualcosa che è contrario agli interessi della Scozia”.

Alla domanda del giornalista se si immagina la “furia degli inglesi se impedirà loro di uscire”, Sturgeon risponde: “Posso, ma assomiglia alla furia di molte persone in Scozia davanti alla prospettiva di essere trascinati fuori dall’Unione contro la loro volontà”.

In realtà il fatto che i deputati scozzesi (sono 129, di cui 69 del partito della Sturgeon) abbiano il diritto di esprimere la loro opinione non è così chiaro, ammette però Sturgeon: “Da una prospettiva logica è difficile credere che non ci sia questo requisito”, che lei sostiene possa essere vincolante, ma “sospetto che il governo di Londra non la vedrà allo stesso modo e vedremo come finisce questa discussione”. 

La procedura per l’uscita dall’Unione, come è noto, non ha precedenti, ma in base ai trattati e al sistema costituzionale inglese il governo di Londra, alla luce dell’esito di un referendum meramente consultivo, prima di notificare il ricorso all’articolo 50 del Trattato di Lisbona dovrà interpellare il Parlamento di Westminster. Non è detto invece che ritenga necessario il via libera di quelli di Scozia, Galles e Irlanda del Nord.

“La mia sfida, ma anche la mia responsabilità come prima ministra, è cercare di negoziare per proteggere gli interessi della Scozia”, ha continuato la premier. Sabato Sturgeon aveva annunciato che “è sul tavolo” la legge per un eventuale secondo referendum per l’indipendenza dal Regno Unito, dopo quello del 2014 al quale vinsero i contrari.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

PERCHÉ NO

di Marco Travaglio e Silvia Truzzi 12€ Acquista
Articolo Precedente

Brexit, il referendum è il primo passo. Il divorzio tra Regno Unito e Ue non è automatico: ecco gli scenari

next
Articolo Successivo

Brexit, uscire da Ue e Euro non è sufficiente: il problema è il neoliberismo

next