Cuoio e pelli? Dall’Ue il sì per reperirli da aree deforestate o disboscate: esultano Pd e Fratelli d’Italia
L’attività di lobbying a Bruxelles ha dato i suoi frutti. La Commissione Ue ha proposto di escludere il cuoio dai prodotti che dovranno sottostare ai limiti imposti dal Regolamento sulla deforestazione (Eudr). In altre parole, aziende e imprese europee potranno rifornirsi di pelli provenienti da animali i cui allevamenti sono la causa di deforestazione o disboscamento. Un cortocircuito evidente: se importo o esporto carne devo stare attento che non sia legata a terreni disboscati dopo il dicembre del 2020; allo stesso tempo, però, posso farlo per la pelle. E pazienza se contribuisce alla perdita di habitat naturali.
Qualche giorno fa ilFattoQuotidiano.it ha dato notizia dell’attività di lobbying in Unione europea del gruppo conciario Ivo Nuti. Lo stesso che secondo l’inchiesta dell’ong Global Witness – un’organizzazione internazionale che si occupa dell’impatto ambientale delle imprese – ha acquistato 2.710 tonnellate di pelli di animali, nel solo 2025, da aziende paraguaiane legate a terreni deforestati per un valore di 3,4 milioni di euro. Il gruppo è controllato da LVMH dal 2023. E Fabrizio Nuti, che è anche presidente dell’Associazione nazionale conciatori italiani, è volato al Parlamento europeo per difendere gli interessi della propria azienda e del settore. Con lui c’era Dario Nardella, europarlamentare del Pd ed ex sindaco di Firenze. Lo stesso che ha esultato appena è stata resa pubblica la decisione dell’Ue.
“È un grande risultato, frutto del gioco di squadra dell’Associazione italiana conciatori e delle altre associazioni europee – ha detto Nardella – Ringrazio anche il gabinetto della commissaria europea Roswall, che nel corso dell’ultimo seminario organizzato a Bruxelles con i conciatori si era impegnato a intervenire su questa questione. Il regolamento sulla deforestazione manterrà tutta la sua forza ed efficacia, ma abbiamo evitato un’ingiustizia e soprattutto il rischio di un collasso irreversibile per il mondo delle concerie e della pelle, un distretto di eccellenza di livello internazionale”. Accanto a lui, ha espresso la propria soddisfazione il collega di Fratelli d’Italia, Francesco Torselli: “Questa vicenda dimostra che l’Europa non legifera volontariamente contro l’Italia, ma spesso non è a conoscenza delle tante peculiarità che caratterizzano il nostro sistema produttivo. Continueremo a far sì che si danneggino le nostre imprese. In questa scelta della Commissione ha evidentemente pesato anche l’azione portata avanti per spiegare cosa è e come funziona il distretto del cuoio, un’eccellenza del nostro territorio che meritava di essere compresa e tutelata”.
L’EU Deforestation Law è stata adottata nel 2023, ma la sua applicazione, a seguito di significativi rinvii, è prevista entro il 30 dicembre del 2026. La misura proposta, pur essendo ancora in bozza, è destinata a consolidarsi nel percorso di approvazione. Il testo entrerà ora in consultazione pubblica per quattro settimane, prima della pubblicazione definitiva attesa entro l’estate. Intanto nei giorni scorsi per la prima volta due rappresentanti del popolo Ayoreo sono venuti in Italia per protestare, a Milano, insieme ai sostenitori di Survival International, denunciando il legale tra l’industria conciaria italiana e la distruzione del loro territorio del Chaco paraguaiano, dove vivono anche i loro parenti. “Il vostro pellame finirà per uccidere il nostro popolo” hanno detto. Le ricerche condotte da un’altra Ong, la britannica Earthsight, rivelano che il pellame proveniente dagli allevamenti all’interno del territorio degli Ayoreo Totobiegosode incontattati del Paraguay confluiscono in gran parte nelle concerie europee. “L’Italia è la principale destinazione mondiale delle pelli paraguaiane: riceve oltre la metà delle esportazioni globali del Paese per servire i settori dell’automotive, dell’abbigliamento e dell’arredamento” scrive Survival International.
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