L’Ue sceglie il minimo sindacale contro Israele: sanzioni ai coloni violenti, ma ‘no’ ai dazi sui prodotti dei territori occupati
L’Europa ha deciso di non punire l’occupazione illegale della Cisgiordania, ma solo i coloni che si macchieranno di violenze dimostrate nei confronti della popolazione palestinese. Può essere riassunta così l’intesa raggiunta dal Consiglio Affari Esteri che si è riunito a Bruxelles per decidere, tra le altre cose, i provvedimenti da prendere nei confronti di Israele adesso che, con la fine del governo di Viktor Orban in Ungheria, è caduto il veto di Budapest. Il risultato, nonostante l’esultanza dell’Alto rappresentante per la Politica Estera, Kaja Kallas, e di alcune cancellerie, è però il meno ambizioso tra le opzioni della vigilia. Oltre a questo, l’Ue ha previsto sanzioni anche nei confronti di alcuni leader di Hamas.
Tra le proposte, oltre a quella di interrompere l’accordo di associazione Ue-Israele spinta dalla Spagna ma osteggiata da 7-8 cancellerie e a quella di includere tra i sanzionati i ministri Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotric, che i coloni violenti li sostengono politicamente, c’era anche un’altra idea di compromesso presentata da Madrid: la rottura degli accordi commerciali sui prodotti che provenivano dalle colonie. “Ci sono diverse misure” che l’Ue può adottare nei confronti di Israele e che “non richiedono nemmeno la sospensione dell’Accordo di Associazione perché si tratta del mero rispetto dei pareri della Corte Internazionale di Giustizia – aveva dichiarato prima dell’incontro il capo della diplomazia spagnola, José Manuel Albares – Ci sono misure molto specifiche, come il divieto di commercio, come ha fatto la Spagna, di prodotti provenienti dai territori occupati, le sanzioni contro i coloni violenti, le sanzioni contro l’espansione illegale degli insediamenti in Cisgiordania, solo per citarne alcune, che non sono altro che il rispetto del diritto internazionale. Da troppo tempo si sta discutendo di misure. La Commissione ha presentato alcune proposte, le ha messe sul tavolo. Chiedo che, per la parte che richiede solo una maggioranza qualificata, ovvero l’aspetto commerciale, si proceda alla votazione e si smetta di affermare che non vi è una maggioranza qualificata”.
Parole inascoltate le sue, con i 27 Stati membri che hanno ritenuto sufficiente andare a colpire singoli soggetti tra i coloni considerati tra i più violenti, con l’effetto di far sembrare gli attacchi nei confronti della popolazione palestinese un’eccezione e non, invece, la quotidianità. “Era ora che si passasse dallo stallo ai fatti – ha esultato Kallas – Estremismi e violenza comportano conseguenze”. “È fatta – ha aggiunto il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot – L’Unione europea impone oggi sanzioni alle principali organizzazioni israeliane colpevoli di sostenere la colonizzazione estremista e violenta della Cisgiordania, nonché ai loro leader. Questi atti gravissimi e intollerabili devono cessare senza indugio”.
Nonostante la debolezza del provvedimento, è immediata la reazione di Tel Aviv, con il suo ministro degli Esteri, Gideon Saar: “Israele respinge fermamente la decisione di imporre sanzioni a cittadini e organizzazioni israeliane. L’Ue ha scelto in modo arbitrario a causa delle sue opinioni politiche e senza alcun fondamento – ha scritto su X – Oltraggioso è anche il paragone che l’Ue ha scelto di fare tra cittadini israeliani e terroristi di Hamas, un’equivalenza morale completamente distorta. Israele ha sempre difeso il diritto degli ebrei a stabilirsi nel cuore della nostra patria. Nessun altro popolo al mondo ha un diritto alla propria terra così documentato e consolidato come quello del popolo ebraico alla Terra d’Israele. Questo è un diritto morale e storico, riconosciuto anche dal diritto internazionale, e nessun soggetto può sottrarlo al popolo ebraico”.