L’esito del referendum sull’uscita dall’Ue spaventa la grande stampa americana, e non solo. Con la Brexit si apre un “capitolo incerto della storia” del Regno Unito, secondo il New York Times, che si chiede: “Gli inglesi hanno scelto di lasciare l’Ue, lasciando il Regno Unito di fronte a una domanda ancora più difficile: che tipo di paese sarà ora? Sarà il paese che i leader del partito del ‘Leave’ insistono che sarà? O si ritirerà e diventare il ‘piccolo’ Regno Unito nazionalista e un po’ xenofobo? E ancora più importante: resterà unità? Con la Scozia pro-Ue, aumenteranno le pressioni per un altro referendum sull’indipendenza che potrebbero portare alla fine del Regno Unito”.

Di sicuro l’uscita dall’Ue preoccupa l’economia americana. A dirlo è il Wall Street Journal citando alcuni funzionari americani, secondo i quali il rischio è quello di un apprezzamento del dollaro che farebbe calare la domanda per le esportazioni americane, andando a indebolire una ripresa già fragile. Anche se i danni di una Brexit non faranno scivolare gli Stati Uniti in recessione, le autorità americane sono preoccupate. Gli analisti ritengono che il G7 sarà costretto a un comunicato per cercare di rassicurare, impegnandosi a monitorare la volatilità dei cambi e dicendosi pronto ad agire.

Tra i giornali britannici, invece, il Telegraph è quello che più ha sostenuto la campagna della Brexit: “Il Paese – scrive – ha avuto quella discussione aperta, e onesta, su sovranità, identità nazionale, rapporto con il resto del mondo e ovviamente immigrazione che da tempo gli era dovuta. Questo referendum deve essere fonte di orgoglio”. Su tutt’altra posizione è il Guardian, che per altro definisce la “caduta di David Cameron” una “tragedia europea”. Pessimisti anche gli altri giornali europei, dai francesi Le Figaro e Le Monde agli spagnoli El Mundo ed El Paìs, passando per il tedesco Spiegel e la versione irlandese dell’Indipendent.

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