L’INSOSTENIBILITA’ DEL SISTEMA
Le stime del ministero dell’Economia e di Confcommercio indicano che senesi, maremmani e aretini nel 2014 hanno versato una tassa sui rifiuti “abbondantemente oltre il 10% della media nazionale. Secondo le tabelle del ministero del Tesoro il costo dello smaltimento dovrebbe essere di 9,3 milioni e invece siamo a 12 milioni di euro”, nota il direttore di Confcommercio Siena, Daniele Pracchia. Un caro-immondizia, secondo lui, coinciso proprio con l’arrivo sulla scena del gestore della raccolta rifiuti Sei Toscana: “E’ un dato di fatto che il nuovo gestore ha portato a questi aumenti”, aggiunge. Nel mirino la commistione tra pubblico e privato, “perché in effetti in questi meccanismi poi accade che i benefici per la collettività diventano vantaggi per i soggetti che fanno parte della compagine sociale – dice Pracchia -, venendo un po’ meno a quel ruolo di calmierazione dei costi che è proprio dell’ente pubblico”.

Gli intrecci societari – infografica

Intrecci societari e gestione dei rifiuti

Il tema è noto agli stessi sindaci riuniti nell’Ato che ha ideato il sistema, decidendo di separare la gestione degli impianti di smaltimento dei rifiuti da quella della raccolta dell’immondizia e assegnando la seconda funzione, nel 2013, al nuovo Gestore unico Sei Toscana con la gara ventennale da 160 milioni l’anno poi finita nel mirino dei pm. I primi cittadini ne hanno discusso in modo piuttosto acceso per tutto il 2014 durante le assemblee del regolatore e controllore del sistema. Durissimo, per esempio, il sindaco di Capolona, Alberto Ciolfi: “Rispetto al 2013, per quanto riguarda il corrispettivo di gestione impianti, il comune si troverà un incremento del 63% e questo dato non coincide con i principi di efficacia, efficienza, economicità e trasparenza dello statuto dell’Ato”, denunciava nel maggio 2014. Per questo e in assenza di cambiamenti, il primo cittadino ha minacciato di rivolgersi alla Corte dei Conti. Il motivo è semplice: la Tari, a parità di servizio, avrebbe dovuto essere più lieve anche in virtù dell’ottimo dato sulla raccolta differenziata (68%) rispetto al 2013. E invece i progressi non solo non erano stati premiati, ma i costi erano addirittura aumentati del 63 per cento.