IL PROBLEMA POLITICO: GUADAGNA SOLO CHI HA GLI IMPIANTI
E’ “una roba che non sta né in cielo né in terra”, dice oggi a ilfattoquotidiano.it il sindaco di Capolona Ciolfi, che definisce il legame tra Ato Toscana Sud e Sei un “rapporto incestuoso tra pubblico e privato” e sottolinea il comportamento di “alcuni sindaci che dimenticano di essere gli unici in grado di cambiare le cose in quanto depositari degli interessi dei loro cittadini. Io devo favorire la mia gente, non delle imprese private”. Il riferimento di Ciolfi è al peso specifico di alcuni comuni all’interno dell’assemblea, dove i paesi in cui hanno sede gli impianti di trattamento dei rifiuti (inceneritori, termovalorizzatori e anche semplici discariche) non solo ricevono un’Indennità di disagio ambientale (Ida), ma pesano tantissimo nell’assemblea di Ato. Per esempio il Comune di Terranuova Bracciolini (12mila abitanti) ospita due impianti, nel 2015 gli sono stati stanziati oltre 1 milione di euro lordi di Ida e quando c’è da prendere decisioni nell’Ato ha in mano il 15,67% dei voti. “Gli unici a guadagnare sono questi centri che ospitano gli impianti e i gestori degli stessi. Ecco il rapporto incestuoso tra pubblico e privato. In questo caso addirittura il controllato (la Sei) controlla il controllore (l’Ato). Morale della favola: i comuni pagano, i cittadini pagano ma c’è qualcuno che guadagna”, chiosa il primo cittadino di Capolona.
Secondo il direttore di Confcommercio Siena, ad incassare sono “sicuramente i soci privati di Sei Toscana”. Quindi Castelnuovese. Quindi Banca Etruria. Quindi la consocia emiliana Unieco. “Qualche mese fa – aggiunge Pracchia – emerse che l’inceneritore di Scarlino, gestito da uno dei soggetti che fa parte della compagine sociale, ha portato dentro Sei Toscana un debito di circa 60 milioni di euro. E’ chiaro che ci si pone una domanda: questi costi su chi ricadono?”. La spiegazione di Pracchia è molto semplice: “All’interno dell’Ato c’è un trasferimento dei costi per cui i cittadini più virtuosi si troveranno a pagare i difetti di altri territori”. C’è un disegno politico? “Se la politica, come si dice in Toscana, è tirare a far ciccia fregandosene della collettività, beh, accidenti alla politica”.