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Reati fiscali, il ‘penale’ è morto: l’hanno ucciso pezzo dopo pezzo

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Ne Il Ciclone, il protagonista Levante, professione commercialista, diceva alla sua ex fidanzata Carlina, erborista che faceva “nero” a go go, che doveva smetterla perché “c’è il penale Carlina, come te lo devo dire, c’è il penale”. Il film era del 1996 e oggi Pieraccioni quella battuta non avrebbe potuto dirla. Perché “il penale” per i reati tributari non c’è più, è morto assassinato. 

Le prime coltellate gliele hanno date 15 anni fa, con gli arresti domiciliari garantiti fino a 3 anni (pena mai data al 99,9 % degli evasori) e con la prescrizione berlusconiana, 7 anni e mezzo per un reato che, statisticamente, si scopre a distanza minima di 3/4 anni da quando è commesso; si capisce che indagini, Tribunale, Appello e Cassazione richiedono un po’ più di 3 anni e mezzo per arrivare alla fine. Però qualche pm che arrestava e intercettava c’era: niente condanna definitiva ma un paio di mesi di galera, se eri sfortunato, ti toccavano. E poi chissà cosa altro scopriva. Perché il “nero” serve per fare la corruzione, lo sanno anche i sassi. Così l’assassino (gli assassini, i nostri politici complici degli evasori che portano voti) sono passati al vilipendio di cadavere: moderni maramaldi hanno “ucciso un uomo morto” (Francesco Ferrucci a Maramaldo, appunto); o perlomeno si apprestano a farlo.  

Le soglie di punibilità sono triplicate, sotto i 150.000 euro di imposta evasa (300.000 di nero) non c’è il penale: Carlina può dormire tranquilla. Ora: il gettito fiscale proveniente dalle persone fisiche è di circa 150 miliardi di euro all’anno. Circa 140 miliardi li pagano lavoratori dipendenti e pensionati (sono circa 38.000.000) che, come è noto, vorrebbero evadere ma non possono. I restanti 10 miliardi li paga il popolo dell’Iva (9.000.000 circa), che vive di “nero”. Siccome professionisti, artigiani, commercianti, imprenditori che possono fare più di 300.000 euro di “nero” ogni anno ce ne sono pochini, è ovvio che Renzi& C hanno di fatto abolito i reati fiscali.  

Siccome, poi, c’è l’art. 2 del codice penale, secondo cui nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce più reato, la maggior parte dei processi pendenti si chiuderà con un’assoluzione, proprio come è capitato a B per il falso in bilancio. Insomma un mega condono. Ma cosa gli dice la testa a questa gente?

Il Fatto Quotidiano, 31 dicembre 2014

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