Come i miei quattro lettori sanno, non abito in Italia ma in Belgio. E in Belgio quindi pago il mio affitto e spero di poter presto diventare proprietario e pagare il corrispettivo dell’Imu.

Certo, una tassa come l’Imu esiste anche qui ed è calcolata in base al “reddito catastale“, una sorta di stima (almeno così me l’hanno spiegata i locali) di quanto renderebbe il bene se affittato. Perché, in effetti, essere proprietario di un immobile produce un reddito oppure – nel caso della prima casa – evita una bella spesa di affitto.

E’ così praticamente in tutta Europa, e a me pare più che logico: chi ha meno mezzi e non si può permettere di comprare, nemmeno con un mutuo, si ritrova a sostenere spese ingenti di affitto ogni mese. Chi invece ha più mezzi e si può permettere di comprare casa si ritrova a contribuire in maniera proporzionale al valore della casa (e quindi con certezza al suo patrimonio e, con ogni probabilità, al suo reddito) tramite l’imposta sugli immobili. Esistono poi semplici meccanismi per alleggerire il fardello di chi, per comprare, deve dissanguarsi con la banca: i mutui, mi pare, sono detraibili dalle tasse.

E quindi perché mai togliere l’Imu? Il risultato sarebbe, come al solito, tassare i cittadini in maniera inversamente proporzionale alla loro capacità contributiva. Una contro-partimoniale: più hai, meno paghi.

Certo, sto dicendo una serie di banalità. A tal punto che la “bomba elettorale” dell’abolizione dell’Imu sarebbe stata facilmente disinnescata – argomentandone l’utilità, la necessità e la progressività – in qualunque spazio di dibattito pubblico funzionante. Il fatto che invece resti tra le prime voci dell’agenda politica proprio in questo momento storico testimonia, se ce ne fosse bisogno, dello stato preoccupante del dibattito pubblico, della formazione dell’opinione pubblica, insomma della base del funzionamento democratico italiano.

Molti commentatori mi accuseranno, come al solito, di disfattismo, di non amare la mia Patria, di esserne fuggito e di portare rancore. Li anticipo e prendo a prestito le parole di Curzio Malaparte: “Non mi stancherò mai di ripetere che vi sono due modi di amare il proprio Paese: quello di dire apertamente la verità sui mali, le miserie, le vergogne di cui soffriamo, e quello di nascondere la realtà sotto il mantello dell’ipocrisia, negando piaghe, miserie e vergogne, anzi esaltandole come virtù nazionali. Tra i due modi, preferisco il primo.”

Un consiglio ai lettori che preferiscono il secondo: leggete altri blog, magari proprio altri giornali. Sono in tanti ad essere “diversamente patriottici”.

Disclaimer: Come riportato nella bio, il contenuto di questo e degli altri articoli del mio blog è frutto di opinioni personali e non impegna in alcun modo la Commissione europea.

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