Ergastolo. Il giudice per l’udienza preliminare di Firenze Mario Profeta ha condannato al fine pena mai il pescatore siciliano Cosimo D’Amato accusato di aver fornito il tritolo per le stragi mafiose del 1993 di Roma, Firenze e Milano. Il processo si è svolto con rito abbreviato che prevede uno sconto di un terzo pena, quindi il giudice ha inflitto la pena massima che con il rito ordinario avrebbe previsto anche l’isolamento. 

Ad accusare D’Amato, per cui i pm di Firenze Alessandro Crini e Giuseppe Nicolosi avevano invocato appunto l’ergastolo, anche il pentito Gaspare Spatuzza.  Il Comune di Firenze e la Regione Toscana, insieme al governo e a numerosi familiari delle vittime si sono costituiti parte civile: non hanno presentato tale richiesta invece la Provincia di Firenze, così come Comuni e Province di Milano e Roma e le Regioni Lazio e Lombardia.

D’Amato venne arrestato nel novembre 2012 con le accuse di strage, devastazione e detenzione di esplosivo. Per l’accusa recuperò l’esplosivo nei mari della Sicilia, prelevandolo da ordigni bellici inesplosi. Il tritolo sarebbe stato usato anche negli attentati del ’92. Secondo la difesa il pescatore “non sapeva a cosa servisse” e per questo l’avvocato Corrado Sinatra per questo aveva chiesto l’assoluzione per il suo assistito che è indagato anche per la strage di Capaci: “L’unica circostanza in cui Spatuzza dice con certezza che c’era Cosimino – ha detto l’avvocato Sinatra – e che gli indicò la barca dove ci sarebbe stato l’esplosivo, era nel 1992. Quella vicenda non rientra in quelle trattate in questo processo. Anche in quella occasione, comunque, non c’è prova che D’Amato sapesse a cosa sarebbe servito l’esplosivo. Le stragi non erano ancora avvenute. Per gli anni successivi non è dimostrato che sia stato D’Amato ad indicare al cugino Cosimo Lo Nigro dove andare a recuperare l’esplosivo”.

Oggi a Firenze si è aperto anche il processo in appello per il boss Francesco Tagliavia, condannato in primo grado all’ergastolo con l’accusa di aver messo a disposizione il ‘gruppo di fuoco’ delle stragi.

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