In Italia c’è una vera e propria idiosincrasia per la democrazia diretta. Dà fastidio. Ed ogni volta che si tenta di percorrere questa strada, il potere esecutivo si innervosisce e cerca di metterti i bastoni tra le ruote.

Un esempio per tutti, la famosa proposta di legge di iniziativa popolare denominata Parlamento pulito” di Beppe Grillo non è mai passata in aula. Tu ti sbatti, raccogli centinaia di magliaia di firme, almeno avere la soddisfazione che ne discutano. Magari, anzi sicuramente, te la bocciano, ma almeno discuterne… Invece niente.

Ma l’esempio più clamoroso lo si ha con i referendum quando si tratta di stabilire la data in cui celebrarli. Il nostro esecutivo, si sa, quando gli parli di referendum gli viene l’orticaria: “il popolo che pensa addirittura di abrogare delle leggi fatte da noi. Ohibò, lesa maestà.” Ma ecco l’escamotage. Se proprio non si può abolire l’istituto del referendum, almeno che si celebri in una data tale per cui è più facile che non si raggiunga il quorum. No al cosiddetto “election day”, dunque.

È successo l’anno scorso, ve lo ricordate? Si doveva andare a votare per nucleare ed acqua pubblica. C’era una tornata amministrativa il 15 e 16 maggio. Cosa fece l’esecutivo? Anziché accorpare referendum ed amministrative, come avrebbe fatto qualunque persona di buon senso, no, indisse il referendum il 12 e 13 giugno. Risultato previsto non raggiunto, nel senso che si raggiunse lo stesso il quorum e si stravinse. Peccato che lo scherzetto sia costato la modica cifra di circa 300/350 milioni di euro ai contribuenti italiani. Buttati letteralmente via. Io ne ho fatto oggetto di un esposto alla Corte dei Conti. Se non è cattiva gestione dei soldi pubblici questa…

Passiamo al Piemonte. La storia adesso si ripete. Questa volta (finalmente) si andrà a votare per diminuire sensibilmente il fenomeno venatorio. Già ne parlai in passato su questo blog. Anche qui, c’è una tornata amministrativa che si tiene il 6 maggio. Niente da fare, la data individuata è il 3 giugno. Non si poteva scegliere una data più strategica per tentare di non far raggiungere il quorum. È giugno, fa caldo, fine anno scolastico, il sabato è il 2 giugno, ed è festa. Splendida coincidenza. E sapete quale giustificazione è stata data dalla Regione? Che le amministrative durano due giorni, il referendum uno solo. Voi ne traete la conseguenza che non sono conciliabili? Io no, ma forse sono un po’ limitato…

Ah, mi dimenticavo una piccola perla. Nella manovra estiva del 2011, il governo Berlusconi ha introdotto il concetto dell’election day. Peccato che riguardi solo le elezioni politiche ed amministrative, che dovranno pertanto essere accorpate in un’unica tornata elettorale. Nulla si dice dei referendum. Una dimenticanza? È lecito credere di no!

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