Vabbe’ diciamolo. L’ha detto male. Perché era ovvio che poi i giornali avrebbero titolato: Il posto fisso è monotono. E chi il lavoro non ce l’ha vorrebbe tanto potersi annoiare nella monotonia del posto fisso. Ma il sempre calibratissimo e attentissimo Mario Monti, che ci ha abituati a parole misurate con il contagocce, ha anche detto altro. E ha detto una cosa giusta. Sono andata a risentire la frase incriminata e l’ho trascritta parola per parola: ”I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso per tutta la vita. E’ più bello cambiare e accettare nuove sfide purché siano in condizioni accettabili. E questo vuol dire che bisogna tutelare un po’ meno chi oggi è ipertutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce a entrarci”.

E’ molto più leale e giusto verso chi sta cercando di entrare nel mondo del lavoro o a chi ha perso il proprio posto, fare un discorso del genere che sventolare impossibili promesse. Chi vuole leggere questo concetto come un sinonimo di licenziamenti selvaggi è in malafede e vi prende per il naso, perché vi sta vendendo una  macchina usata con il contachilometri taroccato.

Soprattutto io metterei l’accento sulla seconda parte del discorso: meno tutele per chi è dentro il sistema e più tutele per chi è fuori.

Vi faccio qui un esempio di una realtà che conosco bene, il mondo dei giornali (altra bella casta sulla quale prima o poi bisognerà scrivere come stanno veramente le cose). Conosco “inviati speciali” di grandi giornali che sono dei veri intoccabili. Gente che guadagna 8mila euro netti al mese scrivendo quando va bene due pezzi (e non certo memorabili). Però nessuno può buttarli fuori ed è difficle costringerli a lavorare, perché il vecchio contratto da inviato non prevede la presenza in redazione o di produrre qualcosa se non sei stato appunto inviato da qualche parte.

A fronte di questi privilegiati intoccabili c’è un mondo fatto di collaboratori malpagati, precari, contratti a termine, contratti a progetto non rinnovati, stagisti che lavorano per una miseria (o spesso gratis, sperando prima o poi di entrare). Portabandiera di questo popolo di diseredati potrebbe essere Giovanni Tizian, il cronista precario che collabora con la Gazzetta di Modena, il sito Linkiesta.it e il mensile Narcomafie, sotto scorta perchè minacciato dalla mafia, che è pagato 4 euro a pezzo. Ho parlato di giornali ma immagino che situazioni analoghe ci siano in tutti i luoghi di lavoro.

Togliere all’intoccabile da 8mila euro al mese per dare al precario da 4 euro a pezzo vi sembra giusto o sbagliato? E’ di questo che stiamo parlando, senza tante demogogie e specchietti per le allodole, quando diciamo che il posto fisso non deve essere un tabù intoccabile. Se uno potesse licenziare un furbetto fancazzista da 8mila euro al mese potrebbe assumere almeno tre cronisti giovani che hanno voglia di lavorare. Ecco di cosa stiamo parlando. Da che parte volete stare?

Twitter: @caterinasoffici