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Decreto Primo maggio, Durigon ripropone via emendamento la retroattività degli aumenti legati ai rinnovi contrattuali

Durigon: "Non credo che ci siano problemi con il ministro Calderone, con i sindacati e con i datori di lavoro. Abbiamo detto no al salario minimo e dobbiamo sostenere il salario dei lavoratori"
Decreto Primo maggio, Durigon ripropone via emendamento la retroattività degli aumenti legati ai rinnovi contrattuali
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Il governo ci ripensa e reintroduce la norma che riconosce gli arretrati ai lavoratori con contratti scaduti. Nella fase di conversione del decreto sul “giusto salario” alla Camera, verrà presentato un emendamento che ristabilisce la prima versione del testo, poi modificato prima della promulgazione del decreto. L’iniziativa è del sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon che già aveva puntato a quella disposizione in fase di elaborazione della norma. A fine aprile era prevalsa la scelta di demandare le decisioni in merito alle parti coinvolte. Per non scontentare Confindustria.

Ora, secondo le parole del sottosegretario, la questione sembra ricomporsi perché l’obiettivo, vista anche la crisi in corso e l’aumento dell’inflazione, è la “crescita dei salari“. “E’ una norma – ha detto Durigon sabato sera a un evento – che avevo già proposto di inserire nel decreto”. E su eventuali screzi all’interno della maggioranza e all’esecutivo, ha rilevato come “non credo che ci siano problemi con il ministro Calderone, con i sindacati e con i datori di lavoro. Abbiamo detto no al salario minimo e dobbiamo sostenere il salario dei lavoratori”.

Se dovesse passare, il provvedimento assicurerebbe ai lavoratori il recupero del potere d’acquisto. Gli incrementi alle retribuzioni previsti al momento del rinnovo dei contratti scaduti decorrono infatti dalla data della scadenza naturale del precedente contratto. Nei mesi (o anni) in cui non viene rinnovato quindi si matura un arretrato che dovrà essere recuperato.

Per il 2026, secondo gli ultimi dati rilevati dalla Banca d’Italia, sono previsti pochi rinnovi. Le stime dell’istituto centrale indicano come circa l’80% dei dipendenti sia coperto da contratti validi che rimarranno in vigore per tutto l’anno.

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