La multinazionale farmaceutica Teva licenzia il 20% della forza lavoro. I sindacati proclamano stato di agitazione
La multinazionale farmaceutica Teva apre la procedura di licenziamento collettivo che colpirà il 20% della forza lavoro della divisione Tapi, con il taglio di circa 100 lavoratori sui 500 totali nei quattro siti in Italia. Il piano prevede il ridimensionamento degli organici negli stabilimenti di Santhià, Rho e Caronno e la chiusura definitiva del sito di Villanterio, dove lavorano 30 dipendenti. Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, con le Rsu, esprimono “la più totale e ferma condanna nei confronti delle gravi decisioni industriali del gruppo Teva sulla decisione di licenziamento collettivo” contro la quale proclamano da subito lo stato di agitazione dei lavoratori con la sospensione di ogni forma di collaborazione e lo sciopero immediato delle prestazioni straordinarie.
Per i sindacati, che ricordano come negli ultimi 8 anni il gruppo abbia già “cancellato in Italia 4 siti produttivi e licenziato circa 1000 lavoratori”, la scelta non è determinata da una crisi economica. Nel 2025 Teva, ricordano, ha registrato fatturati miliardari con una crescita del 4% rispetto al 2024, un trend ampiamente confermato dalle performance estremamente positive del primo trimestre 2026. L’incremento sostanziale dell’utile operativo, un flusso di cassa positivo e il raddoppio del valore del titolo azionario registrato a dicembre 2025 hanno permesso al management di raggiungere l’obiettivo storico di riduzione del rapporto debito/Ebitda.
“Teva ha scelto la via del disimpegno strategico nella chimica di sintesi – denunciano – Dopo il fallimento di un primo tentativo di vendita di Tapi, l’azienda sta deliberatamente riducendo gli acquisti interni di principi attivi, rivolgendosi a concorrenti esterni al solo fine di far apparire la divisione fittiziamente meno redditizia, giustificando così tagli speculativi per massimizzare il profitto di una futura vendita”. “I tagli – continuano Filctem, Femca, Uiltec – corrispondono a una precisa scelta finanziaria, volta a massimizzare i profitti per gli azionisti a scapito del tessuto sociale di tanti territori. La colpa di questa situazione risiede interamente nella bramosia di profitto di Teva, non in fantomatiche posizioni ideologiche o in chi difende il diritto al lavoro”.
“Nei prossimi giorni verranno calendarizzate ulteriori azioni di lotta, scioperi e manifestazioni nei territori”. Le organizzazioni sindacali chiedono un totale ripensamento del piano industriale di Teva e il mantenimento intatto dei livelli occupazionali, e lanciano un appello urgente alle istituzioni locali e nazionali affinché intervengano immediatamente a tutela della vertenza.