Tutti sanno che esiste la Procura Nazionale Antimafia (Dna). Coordina le indagini delle Procure Distrettuali Antimafia (Dda). Sono uffici importanti, ovviamente; e la Dna in particolare è importantissima. Il 18 gennaio 2010 il Csm avverte che ci sono 4 posti di Pm vacanti presso la Dna: gli interessati presentino domanda. Ne arrivano tante. Una Commissione apposita del Csm, la 3^, valuta i curriculum dei candidati e screma quelli che sembrano più adatti. Sono 25. E qui cominciano i problemi. Bisogna sceglierne 4. Il regolamento è chiaro, criteri oggettivi e predeterminati: “Merito” (produttività e laboriosità), “attitudini generiche” (Sarà: deve saper fare il Pm?), “attitudini specifiche” (sono esperti in materia di mafia?). Come ognuno capisce, scartati fannulloni, ignoranti e inesperti (che non c’erano), altro che criteri oggettivi: “Tizio ha fatto 100 processi in un anno”; “Sì, ma Caio ne ha fatto 1 grossissimo”; “Sempronio ha una profonda esperienza di mafia siciliana”; “E allora? Mevio sa tutto di quella calabrese”. Insomma, con criteri del genere si può dire tutto e il contrario di tutto. E infatti così è andata. Le correnti si sono scannate e i candidati da 25 sono diventati 6; 2 più dei posti disponibili.

Naturalmente i litigi, gli accordi, i veti hanno preso un sacco di tempo: la Commissione ha presentato le sue proposte al Plenum il 21 dicembre 2011, 1 anno e 11 mesi dalla pubblicazione della vacanza. Va da sé che, nel frattempo, la Dna è andata avanti con 4 Pm in meno. Va bè, pazienza, almeno è finita. Invece no. Il fatto è che i Pm da nominare erano 4 e i proposti dalla Commissione 6. E qui è cominciato il problema. La Commissione ha presentato 5 “proposte pacchetto”, ognuna con 4 nomi: i 6 candidati (Spiezia, Curcio, Imbergamo, Pugliese, D’Amato, Cannavale) variamente combinati in funzione degli accordi tra le correnti e, anche, i componenti laici, i politici. Ciò perché, così hanno ragionato i correntocrati, se ci sono più posti da coprire all’interno di uno stesso ufficio, bisogna coprirli tutti con un’unica deliberazione; lo ha detto il Consiglio di Stato. Insomma bisognava nominare i 4 futuri Pm della Dna tutti in una volta.

Dunque i “pacchetti”. Ogni “pacchetto” era il risultato di un accordo preciso: io voto il tuo ma tu voti il mio; oppure: io voto il tuo ma tu non voti quello che io non voglio. In tutto questo, il merito, le attitudini generiche, le attitudini specifiche e tutti i criteri “oggettivi” predisposti per individuare i migliori ovviamente sono andati a… quel paese. Dovevano essere nominati i “miei” e non i “loro”, questo era l’obiettivo. E il plenum doveva decidere quale “pacchetto” adottare. Mica facile.

Proposta 1: “Pacchetto” comprendente D’Amato (MI) che Md e Movimento (Area) accettano di votare se MI vota Curcio e Imbergamo (appartenenti ad Area). Proposta 2: “Pacchetto” comprendente D’Amato (MI) che Area accetta di votare se MI vota Curcio e Pugliese (Area). Si tratta dello stesso accordo della proposta 1, ma qui Pugliese viene preferita a Imbergamo (che viene escluso), evidentemente perché in Area ci sono sponsor dell’una e dell’altro. Proposta 3: “Pacchetto” comprendente solo i candidati di Area che, ovviamente, sono i migliori, i più meritevoli e dotati di maggiori attitudini. Area li voterà se non vanno in porto la proposta 1 o la proposta 2 (gli accordi con MI). Proposta 4: “Pacchetto” comprendente Cannavale (Unicost) che i componenti politici di destra accettano di votare se Unicost si impegna a pretendere l’esclusione di Curcio che, guarda caso, è il Pm che con Woodcock aveva gestito le indagini di Napoli sulle escort di Tarantini. Proposta 5: “Pacchetto” comprendente Cannavale (Unicost) che prende il posto di Imbergamo (Area) che viene escluso; MI si impegna a votare Cannavale se Unicost voterà D’Amato. In pratica un accordo MI – Unicost alternativo all’accordo MI – Area (proposte 1 e 2). Non c’è da stupirsi che, in questa situazione, stabilire chi mandare alla Dna era difficile assai. Per fortuna non tutti i componenti del Csm sono “correntocrati”.

Così viene avanzata una proposta che, a chiunque di noi, parrebbe di normale buon senso. Via i “pacchetti”; si votano i candidati uno per uno; i 4 che prendono più voti vincono. Tutti i correntocrati restano paralizzati per l’orrore. Con questo sistema tutti gli accordi saltavano: ognuno avrebbe votato il candidato ritenuto migliore (ovviamente il “suo”); alla fine si sarebbero fatti i conti e chissà come sarebbe andata. “Non si può – hanno gridato Unicost e i politici di destra – per via dell’art. 23 del regolamento del Csm: non sono ammissibili emendamenti alle proposte che possano incidere sulla individuazione dei magistrati vincitori del concorso”. Quello che volevano dire era: “Se facciamo così finisce che Curcio viene nominato e Cannavale no”. “E chi l’ha detto che votare nominativamente emendi le proposte in modo da incidere etc? I candidati sempre quelli sono; solo che li votiamo uno dopo l’altro e non a pacchetti”; così l’eretico. Sguardi smarriti: “Eh, in effetti”. “Allora procediamo?”. “No meglio tornare in Commissione, proveremo con un’altra proposta”. Traduzione: “Dobbiamo modificare gli inciuci”. Ah, naturalmente la Dna continua a restare senza i suoi 4 Pm.

Il Fatto Quotidiano, 10 gennaio 2012

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