Tre settimane prima di essere ucciso, il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, prefetto di Palermo, racconta a Giorgio Bocca che i poteri speciali promessi dal governo per combattere Cosa nostra non sono ancora stati approvati (e non lo saranno mai). L’intervista è pubblicata su Repubblica il 10 agosto 1982. Ne esce un ritratto impeccabile della Palermo di quegli anni: la mafia che si muove a proprio piacimento sul territorio, le complicità della classe dirigente locale, il significato di certi omicidi eccellenti, come quello del leader democristiano Pier Santi Mattarella. E la consapevolezza, espressa dal generale che sarà assassinato dai sicari di Cosa nostra il 3 settembre di quello stesso anno, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo, che “chiunque pensasse di combattere la mafia nel ‘pascolo’ palermitano e non nel resto d’Italia non farebbe che perdere tempo”.

LEGGI L’INTERVISTA INTEGRALE (DA LASTORIASIAMONOI.RAI.IT)

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

“La quinta mafia” che vive al Nord
Vista e raccontata da molto vicino

next
Articolo Successivo

Il profeta antimafia.
Del “noi”

next