Valter Lavitola è indagato a Napoli per associazione a delinquere. A stabilirlo è il decreto con cui, nei giorni scorsi, la Procura ha disposto la perquisizione della sede dell’Avanti! a Roma. I pubblici ministeri Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock hanno rilevato “molte opacità” nei rapporti tra il quotidiano e i fornitori di servizi e ritengono meritevoli di approfondimento i rapporti economici che intercorrono tra loro, dal momento che i pagamenti del giornale per i servizi ricevuti risulterebbero molto elevati: da qui la necessità di esaminare documenti relativi alla contabilità.

Lavitola era stato indagato in un primo momento a Napoli per estorsione ai danni del premier Silvio Berlusconi in concorso con l’imprenditore Gianpaolo Tarantini. Successivamente il Tribunale del Riesame aveva ravvisato, per Berlusconi e Lavitola, l’istigazione a mentire nei confronti di Tarantini, reato per il quale procede ora la Procura di Bari. Quello dell’associazione per delinquere (della quale non si sa chi altri, a giudizio dei pm, faccia parte) è dunque un nuovo filone di inchiesta che si apre a Napoli.

La notizia arriva dopo quella della Procura di Bari, che ha indagato oggi Lavitola per “induzione a rendere false dichiarazioni” all’autorità giudiziaria. Il procuratore aggiunto di Bari Pasquale Drago, titolare dell’inchiesta, ha confermato che “a oggi, soltanto Valter Lavitola è iscritto nel registro degli indagati” nell’ambito dell’inchiesta sui soldi dati dal premier a Gianpaolo Tarantini. Sull’ex direttore de L’Avanti pende un provvedimento di arresto, che perderà efficacia se non sarà rinnovato entro il 16 ottobre. Il pm Drago finora non ha compiuto alcun atto istruttorio (non ha neppure acquisito l’intervista televisiva di Lavitola a La7) né ha delegato le indagini ad alcuna forza di polizia.