Tutto come da copione. Il giorno dopo le anticipazioni sul decreto legislativo di riforma delle intercettazioni che tra il resto affosserebbe definitivamente l’inchiesta Consip, il ministro della Giustizia Andrea Orlando sentito da Repubblica assicura che “non sarà questo il testo finale” destinato ad approdare in cdm entro il 3 novembre. E lascia intendere che si profila una marcia indietro sul divieto di citare letteralmente e tra virgolette le frasi intercettate, di cui stando al testo si dovrebbe riportare solo “il contenuto“. Ma il Guardasigilli tace su un altro punto cruciale del provvedimento, quello che limita l’uso dei trojan, captatori informatici che permettono di ‘entrare’ nei cellulari. Cioè proprio lo strumento che risulta fondamentale nell’ipotesi accusatoria dei pm di Napoli a carico di Tiziano Renzi.

Il divieto di citare frasi integrali è “un punto che sicuramente potrà cambiare“, dice infatti al quotidiano di Largo Fochetti il ministro, che disconosce la paternità del testo pur avendo firmato la lettera di accompagnamento inviata ai capi delle maggiori procure. Tra gli altri “problemi seri” del (suo) testo, Orlando, in vacanza a New York, cita poi l’udienza stralcio durante la quale i difensori avrebbero modo di “esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni”, dicendo quali colloqui ritiene rilevanti e quindi da inserire nel fascicolo processuale. “Se la si rende obbligatoria la procedura rallenta inevitabilmente l’inchiesta. Ma se non si fa, si attribuisce solo al giudice la delicata incombenza di decidere quali intercettazioni sono rilevanti e quali no”. E lo preoccupa anche l’archivio riservato delle intercettazioni “non rilevanti o inutilizzabili”, che sarebbero restituite al pm: a chi affidarlo?

Nemmeno una parola invece sull’utilizzo dei trojan che, usati per captare le conversazioni dell’imprenditore Alfredo Romeo, hanno fatto emergere i rapporti con Carlo Russo, imprenditore vicino al padre del segretario Pd, e le presunte promesse di denaro sollecitate da Russo e Renzi senior in cambio della “mediazione” con l’ex ad di Consip Luigi Marroni. Per questo Tiziano Renzi è stato indagato per traffico di influenze. Il decreto delegato di Orlando esclude però che i trojan possano essere usati per i reati di corruzione e sancisce che le prove raccolte con i captatori non potranno “essere utilizzate per la prova di reati, anche connessi, diversi da quelli per cui è stato emesso il decreto di autorizzazione, salvo che risultino indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza“. Il traffico di influenze non è tra questi. Così, se il testo che attua una parte della delega per la riforma del processo penale passasse, le intercettazioni che riguardano Renzi senior diventerebbero inutilizzabili: il principio del favor rei impone che si applichi la norma più favorevole all’imputato anche se il fatto precede l’entrata in vigore.

Sul fronte del diritto di cronaca e della libertà di stampa resta poi il nodo delle conversazioni ritenute “irrilevanti”, destinate all’oblio. Non potrebbe quindi più essere pubblicata, per esempio, la telefonata tra Matteo Renzi e il padre riportata nel libro di Marco Lillo Di padre in figlio, in cui l’ex premier diceva al genitore di non credergli quando sosteneva di non aver mai incontrato Romeo.