Si continua ormai da mesi a discutere, senza troppe variazioni sul tema, sul pericolo rappresentato dalla Corea del Nord e dalla sua disponibilità di armi nucleari. Il dibattito, tuttavia, per chi sappia avventurarsi al di là degli steccati del pensiero unico e del teatro delle ideologie dominanti, è intrinsecamente falso nelle sue stesse fondamenta.

Provo a fare chiarezza, nel modo più semplice e diretto: sarebbe giusto e onesto chiedere alla Corea del Nord il disarmo, se il richiedente fosse esso stesso disarmato o, più realisticamente, si disarmasse contestualmente anch’esso. Ma non è così. Autoeleggendosi a poliziotto planetario (non mi risulta che tale incarico le sia stato assegnato consensualmente da nessuno), la monarchia del dollaro continua a reti unificate a lanciare grida d’allarme circa il pericolo rappresentato dalla Corea del Nord armata nuclearmente. Ma la monarchia del dollaro, che pretende il disarmo altrui, è pronta essa stessa, contestualmente, a disarmarsi?

Nei film western, quando i pistoleros si puntano l’uno contro l’altro la pistola, ciascuno può deporre l’arma se e solo se l’altro opera in modo analogo. Sarebbe pura follia, infatti, che uno gettasse la pistola e l’altro invece continuasse a impugnarla. Perché, dunque, la Corea del Nord dovrebbe deporre l’arma se la talassocrazia a stelle e strisce continua a essere armata fino ai denti e, di più, a esportare democrazia missilistica e a donare al mondo intero bombardamenti umanitari? Se la Corea del Nord gettasse l’arma, firmerebbe la propria condanna a morte: ossia la propria ridefinizione come colonia periferica del nuovo ordine mondiale atlantista.

Ricordo, per incidens (e a beneficio degli smemorati con interesse), che ad oggi le bombe atomiche sulla popolazione le ha gettate la liberalissima monarchia del dollaro e non la totalitaria Corea del Nord. Se, come si dice, quest’ultima è impresentabile, che dire allora di una potenza che ha sterminato centinaia di migliaia di innocenti con armi nucleari? Se la Corea del Nord è – come in larga parte è – oscena per la mancanza di libertà d’espressione e di diritti civili, che dire degli Usa, dove i signori apolidi del big business coesistono con immense nuove plebi emarginate, senza tetto e senza diritti sociali garantiti?

La Corea del Nord, se non altro, per quel che ne so, non si erge a modello universale per i popoli del pianeta. Il vero problema – lo sappiamo – è che il nuovo ordine mondiale post-1989 ha assunto un aspetto neoimperiale: il mondo intero deve, con le buone o con le cattive, subordinarsi all'”unica nazione indispensabile”, come Bill Clinton, il paladino degli spin doctors del progressisimo, ebbe a qualificare gli Usa. Chi non si piega, viene prima diffamato come Stato canaglia, poi bombardato in nome dei diritti umani, infine costretto a essere incluso nel nuovo ordine mondiale americano-centrico, identificato con la fine (capitalistica) della storia. Ecco lo storytelling dominante dal 1989 ad oggi: esso ci permette di leggere tutti i principali conflitti nel mondo post-sovietico (Iraq e Serbia, Afghanistan e Libia, ecc.).

L’happy end è sempre il medesimo: deposizione, quando non uccisione (Gheddafi, Saddam), del “dittatore” sempre accostato a Hitler dalla pubblicistica, e ingresso dello Stato liberato, nell’open space della libertà universale della free market democracy sotto egemonia statunitense. Lo sappiamo, nell’ordine simbolico dominante gli Stati traggono la loro legittimità non dalla sovranità popolare, dalla libera volontà del demos, bensì dalla lealtà al Fondo monetario internazionale e dal grado di asservimento alla talassocrazia del dollaro. Con tutti i suoi macroscopici limiti (se ne potrebbero certo menzionare tantissimi), la Corea del Nord è uno Stato non allineato al Washington consensus: e per questo i signori del mondialismo le hanno giurato odio imperituro. Fa bene, da un punto di vista geopolitico, a non disarmarsi: almeno fintantoché non si saranno disarmati anche quanti le chiedono di disarmarsi. È realisticamente il solo modo che ha per non capitolare. Senza esagerazioni: peggio della Corea del Nord vi sono solo gli Stati Uniti d’America. Chiedetevi, seriamente, chi oggi rappresenta il vero pericolo per la pace, la libertà e la sovranità dei popoli e avrete tutti gli elementi per inquadrare il senso della questione.