Non sono bastate le minacce e le sanzioni degli Stati Uniti e le nuove prese di posizione della Cina. Né l’avvertimento che sa di presagio, di solo di due giorni fa, di Vladimir Putin: “Siamo sull’orlo di un conflitto di vasta scala“. La Corea del Nord ha eseguito l’ennesimo test nucleare: il sesto, il più potente di sempre, che ha generato due terremoti artificiali nel Nord-Est del Paese. Uno di magnitudo 6.3, l’altro di magnitudo 4.6 L’ipocentro, ha confermato il China Earthquake Network Center, è stato misurato a “zero chilometri“, a conferma della natura artificiale dell’onda sismicaSeul e Tokyo, che stanno rispondendo alle sfide continue di Kim Jong-un con una corsa agli armamenti, hanno confermato. Anzi, secondo l’esercito della Corea del Sud, il test ha avuto una potenza fino a 100 chilotoni (un chilotone è pari a mille tonnellate di tritolo) il che significa che è stato circa 5 volte più forte della bomba sganciata dagli Stati Uniti su Nagasaki nell’agosto del 1945. L’ordigno esploso oggi è il più potente finora provato da Pyongyang, pari a 10 volte il quinto test del 9 settembre 2016. Il test nucleare è il primo durante la presidenza di Donald Trump. Ma provoca anche le proteste della Cina che, attraverso il ministero degli Esteri, ha “condannato con forza” il comportamento della Nord Corea.

L’ira di Trump: “Corea del Nord Stato-canaglia”
“La Corea del Nord ha compiuto un imponente test nucleare. Le sue parole e le sue azioni continuano ad essere molto ostili e pericolose per gli Stati Uniti –  scrive su Twitter il presidente Usa – è un Stato-canaglia ed è diventato una grave minaccia e fonte di imbarazzo per la Cina. Pechino sta cercando di aiutare ma con scarso successo. La Corea del Sud sta realizzando, io glielo avevo detto che il dialogo non funziona, che la Corea del Nord capisce una cosa sola”.

“Mi vedo con il generale Kelly, il generale Mattis e altri vertici militari alla Casa Bianca per parlare della Corea del Nord. Grazie – ha twittato Trump, riferendosi al capo dello staff della Casa Bianca John Kelly e al capo del Pentagono Jim Mattis -. Gli Stati Uniti stanno considerando, oltre ad altre opzioni, anche la possibilità di mettere fine ai rapporti commerciali con qualsiasi Paese che fa affari con la Corea del Nord”. Alla domanda se è possibile un attacco preventivo Trump ha risposto: “Vedremo”.

La bomba all’idrogeno testata “con successo” dalla Corea del Nord è destinata “ad armare un super missile intercontinentale” spiega Pyongyang in una dichiarazione definita “speciale” dalla tv di Stato Kctv. “Il test della bomba H – ha aggiunto l’unica agenzia di stampa nordcoreana Kcna – è stato condotto per esaminare e confermare l’accuratezza e la credibilità del potere di controllo tecnologico, e il design strutturale interno introdotto di recente nella realizzazione dell’ordigno in modo da poterlo sistemare su di un missile intercontinentale”. La prima reazione è quella della Corea del Sud che chiede sanzioni più aspre contro la Corea del Nord, assicurando che farà tutta la pressione possibile sul Consiglio di Sicurezza dell’Onu perché si arrivi all’isolamento “totale” di Pyongyang. Il Consiglio di sicurezza nazionale ha annunciato l’ipotesi di accettazione di più armi tattiche dagli Stati Uniti. Un’ora dopo il test c’è stata una telefonata “di emergenza” durata 20 minuti tra il consigliere per la sicurezza americana H.R. McMaster e il suo collega sudcoreano Chung Eui-yong.

L’escalation degli ultimi giorni
Nei giorni scorsi l’unica agenzia di stampa nordcoreana Kcna aveva diffuso la notizia della messa a punto con ”successo” di un’arma nucleare “più avanzata”: una testata a idrogeno in grado di essere montata sul nuovo missile intercontinentale Icbm e di esplodere anche ad altitudine elevata. Una provocazione che arrivava a pochi giorni dopo l’ennesimo lancio balistico di Pyongyang, con un missile che ha sorvolato il Giappone. Tre giorni fa bombardieri e aerei da caccia statunitensi si erano esercitati nei cieli della Corea del Sud insieme a jet militari sudcoreani. Una simulazione di attacchi che fa parte delle consuete manovre militari tra Washington e Seul, che vengono organizzate ogni anno. La Corea del Nord, attraverso le parole di un portavoce del ministero degli Esteri pubblicate dall’agenzia locale Knca, aveva condannato “con decisione” le critiche del Consiglio di sicurezza dell’Onu riguardo al lancio del missile Hwasong-12 avvenuto il 29 agosto. Secondo Pyongyang la reazione dell’organismo internazionale “sfacciatamente” non tiene conto del “diritto all’autodifesa di uno Stato sovrano“. Poi il ministero degli Esteri nordcoreano aveva puntato il dito in particolare contro gli Usa osservando che il missile era solo “un assaggio” di quello che potrebbe accadere. E aveva fatto un chiaro riferimento all’isola di Guam, dove le forze armate statunitensi hanno una loro base militare importante per il controllo strategico dell’Oceano Pacifico, definita da Pyongyang “la base di prima linea per l’invasione” americana. Dal 2013 è installato sull’isola il sistema di difesa missilistico Thaad (Terminal High Altitude Area Defence).