In Olanda e Belgio l’eutanasia è concessa a chi è depresso, non è chiaro se lo sia anche Svizzera. E per questo la procura di Como ha aperto un’inchiesta sulla morte di un ingegnere di Albavilla (Como) che nei giorni scorsi ha scelto di morire in una clinica svizzera dove si pratica il suicidio assistito.

L’uomo, racconta il quotidiano, era cura per una depressione. Condizione attestata da una lettera che aveva mandato ai servizi sociali in cui spiegava le sue intenzioni. Un caso diverso da quello di Dj Fabo reso cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale e che fu accompagnato a morire in Svizzera dall’esponente radicale Marco Cappato. Che sarà processato a Milano dopo l’imputazione coatta ordinata dal gip di Milano alla procura che invece aveva chiesto l’archiviazione dell’inchiesta. Secondo quanto riferisce il quotidiano, all’esame di pm e carabinieri vi è il ruolo di un amico dell’ingegnere che avrebbe accompagnato il professionista fino a Chiasso dove poi ha preso un treno per la Svizzera. Il reato ipotizzato è istigazione e al suicidio.

La Procura di Como avvierà una rogatoria per accertare quali siano i requisiti necessari per poter accedere al suicidio assistito. Saranno probabilmente anche acquisite le cartelle cliniche dell’ingegnere di 62 anni. L’articolo 115 del Codice penale elvetico prevede che “chiunque per motivi egoistici istiga qualcuno al suicidio o gli presta aiuto è punito, se il suicidio è stato consumato o tentato, con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria”. Questo non accade se “la persona che desidera morire prende ed esprime liberamente” la decisione di suicidarsi e questa decisione sia “ben ponderata e costante”.

Il fascicolo di cui è titolare il pm Valentina Mondovì è allo stato contro ignoti. Sarà necessario capire se l’amico che ha accompagnato l’ingegnere a Chiasso, dove l’uomo ha preso un treno per Zurigo, avesse la consapevolezza dell’intenzione del professionista di andare in clinica a togliersi la vita.

Due estati fa aveva fatto discutere il caso di “Laura” nome di fantasia di una ragazza di 24 anni che, depressa, aveva chiesto e ottenuto dall’autorità del Belgio l’eutanasia. Prima che la ragazza cambiasse idea la sua scelta e l’accordo concesso dalle autorità aveva alimentato nuovamente un lungo dibattito sul tema. Proprio quest’anno l’Olanda è arrivata al quindicesimo anno di applicazione della legge entrata in vigore il 1 aprile 2002. I Paesi Bassi è lo Stato con più garanzie per chi vuole fare questa scelta. Dall’introduzione della legge, affermano le cifre riportate da NVVE, una fondazione olandese che si occupa del tema, il numero di persone che hanno ottenuto l’eutanasia è aumentato continuamente, arrivando a circa 5.500 nel 2015, più del doppio rispetto ai primi anni di applicazione. Tre quarti dei pazienti
ammessi alla procedura sono malati terminali di tumore, mentre cresce la componente di persone con malattie mentali, soprattutto depressione. La legge si applica anche ai bambini fino a un anno e sopra i 12.

L’iniziativa olandese erra stata seguita pochi mesi dopo dal Belgio, e nel 2008 dal Lussemburgo. In Italia dopo anni di discussione è approdata in Parlamento una legge sul ‘Fine vita’, che permette la stesura del biotestamento. C’è stata una approvazione alla Camera, ma la discussione in Senato è slittata a settembre per la presentazione di 3mila emendamenti.