Non era un dirigente fiscale qualsiasi Christian David, il capo ufficio grandi contribuenti dell’Agenzia delle entrate del Veneto. L’uomo che per «mettere le cose a posto» si faceva regalare Rolex Daytona, orologi prestigiosi e costosi, dai contribuenti disonesti che non volevano pagare le tasse o che le volevano pagare molto meno del dovuto. Il suo arresto, avvenuto insieme a quello di altre 15 persone tra cui ufficiali della Guardia di Finanza nell’ambito di una clamorosa indagine sul fisco truccato, mette fine a una carriera brillante e in ascesa. David è uno degli 800 dirigenti delle Entrate voluti a tutti i costi dalla ex direttrice dell’Agenzia, Rossella Orlandi, in barba ad una sentenza della Corte Costituzionale del marzo di due anni fa che ne stabiliva la decadenza.

Quella sentenza sanciva una volta per tutte che i dirigenti delle Agenzie fiscali non potevano essere scelti senza concorso pubblico da parte dei capi delle Agenzie stesse, sulla base di valutazioni discrezionali. La Consulta sollecitava i massimi responsabili delle Entrate a sanare gli abusi compiuti in passato, ma soprattutto li esortava ad adottare nuovi criteri più trasparenti per il futuro. La direttrice Orlandi ha trovato il sistema di ignorare sia la prima sia la seconda indicazione continuando a confermare o a selezionare dirigenti fiscali ad nutum, cioè sulla base di convincimenti e orientamenti del tutto personali. Grazie a questa forzatura gli 800 dirigenti delle Entrate e i 400 del Demanio (ora diventato Territorio e confluito nelle Entrate) sono tutti praticamente rimasti ai loro posti.

L’unica cosa che è cambiata è il nome: ora li chiamano Pos (Posizione organizzatiova speciale) oppure Pot (Posizione organizzativa a termine), in attesa di un concorso che però non viene indetto. La carriera del dirigente arrestato in Veneto ha avuto un nuovo impulso il primo febbraio di un anno fa grazie a un piccolo stratagemma studiato per eludere nella sostanza la sentenza della Corte costituzionale: prima è stato messo in aspettativa e poi è stato assunto di nuovo come dirigente, ma in qualità di esterno, in base alla considerazione che l’Agenzia delle entrate aveva bisogno proprio di una figura con le sue caratteristiche ed era necessario prelevarla fuori dal perimetro dell’Agenzia stessa.

David era stato nominato una prima volta dirigente dell’Agenzia 9 anni prima. In quel caso fu selezionato con cura dal direttore di allora, Massimo Romano, il manager che con Attilio Befera, da cui fu sostituito lo stesso anno, ha contribuito a delineare la nuova immagine del fisco così come lo conosciamo oggi. Fu Romano a lanciare come dirigente Christian David assegnandogli l’incarico di Capo area di controllo dell’ufficio di Trieste. Con Befera poi, David è cresciuto professionalmente. Orlandi gli ha impresso il suggello finale.

Nonostante fosse stata nominata da Matteo Renzi nel 2014, la Orlandi è stata l’ultima esponente di una filiera fiscale che annovera anche Romano e Befera, una cordata intorno a quello che a lungo è stato considerato il nume tutelare del fisco in versione Pd, l’ex ministro Vincenzo Visco. Da qualche giorno la Orlandi ha dovuto lasciare il suo incarico per far posto a Ernesto Maria Ruffini ed è stata declassata a responsabile dell’Agenzia del Territorio, che è solo una semplice costola dell’Agenzia delle entrare. Orlandi è andata a occupare non senza polemiche la poltrona che era stata fino a non molto tempo fa di Gabriella Alemanno, la sorella di Gianni, l’ex sindaco di Roma, indagata a sua volta per un’altra storia di favori fiscali.