Nella manovra di Bilancio del 2016 targata Matteo Renzi, al comma 275 era scritto nero su bianco: “Entro il 30 aprile di ogni anno, la Fondazione Articolo 34, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, bandisce almeno 400 borse di studio nazionali, ciascuna del valore di quindicimila euro annuali, destinate a studenti capaci, meritevoli e privi di mezzi, al fine di favorirne l’immatricolazione e la frequenza a corsi di laurea o di laurea magistrale a ciclo unico, nelle università statali”.

Il 30 aprile è passato ma il bando non si è visto e così nemmeno le 400 borse di studio che erano state annunciate da Palazzo Chigi. Manca tutto, anche il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto dare avvio ad una cabina di regia che aveva il compito (almeno così sulla carta) di attivare le procedure per l’emanazione del bando e procedere all’assegnazione delle borse di studio. Una cabina che sarebbe decaduta automaticamente al momento della nomina dell’organo di amministrazione della Fondazione. A sollevare la questione e a dimostrare ancora una volta l’incapacità di mantenere gli impegni presi da parte del Governo Renzi e ora Gentiloni, è un’interrogazione con risposta scritta depositata in questi giorni dall’onorevole Beatrice Brignone del gruppo Possibile: “La Legge di Bilancio – spiega l’onorevole del gruppo capitanato da Pippo Civati – prevedeva che dal primo gennaio 2017, ogni anno entro la fine di aprile fosse pubblicato il bando. La questione è che qui non mancano i soldi perché i finanziamenti sono stati attribuiti alla Fondazione: si tratta di sei milioni di euro per il 2017; 13 milioni per il 2018 e 20 milioni dal 2019 a cui si aggiungono due milioni di euro per il 2017 e un milione dal 2018 per il funzionamento. Resta da capire perché sono stati dati alla Fondazione quando non può procedere alla definizione dei criteri e delle metodologie per l’assegnazione”.

Aldilà di questa questione legata alla Fondazione resta il fatto che di quelle 400 borse non si è vista nemmeno l’ombra. Erano destinate agli studenti capaci, meritevoli ma privi di mezzi iscritti all’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado con un Isee inferiore ed uguale a ventimila euro e medie di voti almeno di 8/10 in tutte le materie, negli scrutini finali del penultimo e terzultimo anno della scuola e in quelli intermedi dell’ultimo anno. Un bell’aiuto per i ragazzi vincitori che dopo l’immatricolazione avrebbero ricevuto la cifra in rate semestrali.
Tutto rinviato. Al ministero dell’Istruzione alzano le mani: “Le 400 borse di studio previste arriveranno appena verrà insediata la cabina di regia e verrà fatto pertanto il decreto previsto. Per quest’anno i finanziamenti non vanno persi ma sono andati nel fondo per il diritto allo studio con informativa del Ministero agli organismi di rappresentanza degli studenti che sono stati tempestivamente informati”.

Inutile tentare di sapere date precise: la scadenza fissata dalla Legge, scritta nero su bianco, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, annunciata urbi et orbi, per il Governo non è vincolante. Quando chiediamo a viale Trastevere la data in cui sarà fatto il decreto e sarà istituita la cabina di regia la risposta resta vaga: “Nel corso di quest’anno”. E la giustificazione non rassicura: “C’è stato un cambio di Governo nel mezzo ma stiamo lavorando”.

E sulla transazione dei soldi dalla Fondazione, in viale Trastevere smentiscono l’onorevole Brignone: “I sei milioni destinati alle 400 borse di studio restano in capo al capitolo del diritto allo studio. Quanto ai due milioni di euro che dovrebbero servire al funzionamento di Articolo 34 per ora sono fermi. La Fondazione non ha avuto un solo centesimo di euro”. Ma ancor prima di partire, sui soldi che verranno attribuiti alla Fondazione, ci sono già polemiche: “Per gestire 400 borse di studio sono previsti tre milioni di euro per il funzionamento”, spiega Elisa Marchetti dell’Unione degli Universitari. Che poi si chiede: “Quante persone devono impiegare? Siamo di fronte ad una spesa non giustificata”.