Il luminare, che si definiva “un boss”, era pronto a fare “sistema” per arricchire le case farmaceutiche e non perdere “vagonate di denaro”. Era pronto a fare la guerra all’Aifa, al ministero della Salute, a far “attivare il più alto livello istituzionale” per non perdere un centesimo dei soldi che poi in parte portava in Svizzera. E il 10% che si vantava di intascare per promuovere farmaci che faceva sperimentare su “pazienti ignari” e sottoporre “a carotaggio” era a rischio. Questo perché l’Osmed, osservatorio sull’impiego dei medicinali (Aifa) aveva certificato che nei primi nove mesi del 2014 l’uso degli antidolorifici oppiacei era cresciuto tra il 9 e il 13% rispetto all’anno prima con relativa spesa per il servizio sanitario nazionale e dalla introduzione della sua legge si era registrato una crescita esponenziale di alcuni farmaci. Quelli prodotti dalle aziende che gli pagavano i viaggi e gli sistemavano lo yacht.

L’aumento dell’uso degli oppiodi e la guerra all’Aifa
“Un trend – scrive nell’ordinanza di custodia cautelare del gip di Parma Maria Cristina Sarli parlando degli antidolorifici – iniziato proprio dopo l’approvazione della legge sulle cure palliative e sulla terapia” ideata da Guido Fanelli, il primario di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale Parma, ai domiciliari per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, peculato, truffa aggravata. Grazie a questa legge l’uso di questi farmaci, in particolare quelli a base di oppio usati da pazienti fragili, con dolori cronici e anche terminali, “è passato da 1,1 dosi giornalieri per mille abitanti del 2005 alle 5,2 dosi del 2013”. Per questo l’Aifa aveva invitato, già a inizio del 2015, i medici a fare prescrizioni responsabili. Fanelli non perde tempo e inizia una guerra sotterranea con l’Aifa con “convegni, influenza la platea dei medici prescrittori, sottostimando il problema”. La prima cosa che fa è avvertire i principali manager delle case farmaceutiche tra cui la Mundipharma. La strategia pensata è quella di fare addirittura “eventi dedicati all’appropriatezza dell’uso degli oppiodi dove al comunichiamo al mondo intero via Expo…”.

La minaccia alla casa farmaceutica: “Io vi sposto 10 milioni in due secondi”
Del resto lo stesso Fanelli minacciando la società che sembra non volerlo tenere più in considerazione dice: “… Io vi sposto 10 milioni di fatturato in due secondi, te lo dico subito senza problemi perché io sparo due siluri e abbatto tutto il sistema…”. Un potere enorme testimoniato dal fatto che il camice bianco era stato capace di far inserire nell’elenco di fascia A il Tapentadolo (Grunenthal) – inserito all’inizio nelle tabelle del ministero della Salute tra le sostanze ad azione stupefacente e psicotropa – con l’indicazione di Terapia del Dolore e facendo ottenere così un incremento di consumo del 38,5% nel 2015 rispetto all’anno precedente. Un’operazione così ben riuscita da fargli dire: “… Ho salvato i loro posti di lavoro…”. Fanelli si attiva anche dopo essere stato intervistato da una giornalista del Sole24Ore sulla dipendenza da oppiodi. Il medico è furioso perché la cronista, dopo aver sentito il direttore di Osmed Pani che aveva parlato chiaramente di abuso di questi farmaci soprattutto nella popolazione anziana, lo ha tempestato di domande sull’addiction da oppiodi. Per contrastare l’Osmed Fanelli pensa quindi alla pubblicazione di un position paper ovvero un documento ufficiale da far firmare anche ad altri colleghi per minimizzare i problemi dell’abuso di oppiodi, la seconda operazione è quella di predisporre una sessione al convegno World Medicine Park e dice a un manager di farsi togliere dal programma per evitare sospetti. Position paper che arriva al convegno Onu di  Vienna e al ministero della Salute. Dalla capitale austriaca però arrivano brutte notizie perché il monito è che gli oppiodi “non sono una buona opzione per la gestione del dolore cronico”. Fanelli definisce la situazione “gravissima, pesantissima” e agisce di conseguenza: “… Io ho convocato le aziende gli sto spiegando le cose, cioè cazzo il ministro è incazzato sugli oppiodi cioè questi qui devono capire che devono affidarsi alle nostre amorevoli cure per uscire dalla crisi hai capito…”.

L’esclusione dal comitato e il tentativo contatti con i ministri Galletti e Poletti
Non c’erano solo le manovre contro gli enti controllori. Fanelli, stando agli atti acquisiti dal pm di Parma, si è attivato con alcuni manager a far ritirare il progetto del modello del consenso informato dell’Aisd (Associazione italiana per lo studio del dolore), un documento pensato a tutela dei pazienti bollato da uno degli indagati come “equivoco” e potenzialmente dannoso per i loro affari. Il 27 maggio 2015 però il medico riceve una pessima notizia: la sua estromissione dalla Composizione del comitato tecnico sanitario di cui fa parte la sezione per l’attuazione della sua legge con i compiti che fino a quel momento aveva la precedente commissione da lui presieduta. Il professore “furibondo”cerca in ogni modo di risalire in sella, contatta chi può al ministero, la perdita dell’influenza significa non incassare più bustarelle e “… vuole dire che il mercato è frammentato sui neurologici e gli oncologi… e io perdo vagonate di denaro“. Ed è così che il medico tenta di raggiungere ben due ministri. Contatta la presidente della Fondazione Ant (Assistenza naazionale tumori) Raffaella Pannutti (che non risulta indagata) per intervenire e far in modo di rientrare nel comitato prima che il decreto ministeriale diventi definitivo: “Chiama il ministro Galletti, devi attivare il più alto livello istituzionale che conosci…”. A Galletti arriva anche una nota sulla questione e Fanelli sostiene che il ministro si stia attivando “per chiamare il delegato all’Economia di Renzi…”. La Pannuti si attiva così tanto “… Ho fatto chiamare tutti…” da far arrivare la nota anche al ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

La creazione di una “lobby alternativa”
“… In questo momento è un consiglio di guerra quello che dobbiamo fare” sibila Fanelli. Ma la battaglia viene persa. E così si pensa a una soluzione, a “una lobby alternativa” e alla creazione della Gircd (Gruppo interegionale di ricerca sul dolore) da far finanziare alle case farmaceutiche ma che sarebbe dovuto passare come ente con “finalità di ricerca”, una “piattaforma sulla ricerca, un hub” che “intercetta tutta la ricerca sponsorizzata e non … con le aziende devono passare da noi perché se no, no, hai capito che voglio dire”. Un organismo che sarebbe dovuto diventare nei suoi progetti addirittura “lo strumento di parere del ministero…”. Intanto però il Gircd si trasforma “nel contenitore dove far confluire – scrive il giudice – i soldi relativi agli accordi corruttivi con la case farmaceutiche”. Perché l’unica cosa che sembrava contare per questo medico erano i “soldi, soldi, soldi” come lo rimprovera una collega in una conversazione intercettata dai Carabinieri del Nas. E a dimostrazione di ciò nell’ordinanza il gip anche un episodio che riguarda la figlia. È il 27 aprile del 2015 e il medico deve andare a Lugano. Ha bisogno di lei per le operazione su un conto. La donna però ha dimenticato la carta di identità. Fanelli perde completamente il controllo e la insulta: “Stai zitta puttana, merda“. E la picchia.