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“Non c’era l’assoluta necessità di tenerlo immobilizzato a terra”, la Grande Camera conferma la condanna all’Italia per la morte di Magherini

“Non c’era l’assoluta necessità di tenerlo immobilizzato a terra”, la Grande Camera conferma la condanna all’Italia per la morte di Magherini
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La Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha respinto il ricorso presentato dall’Italia contro la sentenza che, lo scorso gennaio, aveva condannato lo Stato italiano per la morte di Riccardo Magherini, avvenuta a Firenze la notte del 3 marzo 2014. I giudici europei hanno ribadito che non sussisteva “l’assoluta necessità” di mantenere Magherini immobilizzato a terra dai carabinieri, una circostanza che ha contribuito al suo decesso. La decisione della Cedu non entra nel merito delle responsabilità penali dei militari, già assolti in via definitiva in Italia, ma sottolinea la violazione degli obblighi internazionali in materia di tutela della vita. La sentenza rappresenta un nuovo, duro colpo per le istituzioni italiane, che si vedono confermare una responsabilità per quanto accaduto quella notte.

La reazione della famiglia e dell’avvocato

L’avvocato Fabio Anselmo, che assiste la famiglia Magherini, ha commentato la decisione con un post su Instagram: “Oggi il governo italiano ha rimediato l’ennesima figuraccia. Dopo aver subito una pesante condanna dalla Cedu, non contento ha fatto ricorso alla Grande Camera. Ricorso respinto. Vittoria nostra, mia e di Antonella Mascia, ma soprattutto di Riccardo, la cui memoria rimarrà impressa indelebile nei nostri cuori e nelle coscienze di coloro che ne hanno provocato la morte”. Anselmo ha ricostruito i fatti di quella notte: “Riccardo è stato ucciso durante un fermo in borgo San Frediano a Firenze. Era confuso, spaventato e invocava aiuto perché temeva di essere ucciso. All’arrivo dei carabinieri si era inginocchiato di fronte a loro, ma poi qualcosa lo ha spaventato e ha tentato di andare via. Ne è nata una colluttazione violenta, insensata ma letale”. Il legale ha poi aggiunto: “Ora l’Italia chieda scusa alla famiglia per quanto inflittole, e per come non ha saputo garantire loro giustizia”.

Il caso

La decisione giunge dopo che il sistema giudiziario italiano aveva definitivamente chiuso il caso nel 2018 con l’assoluzione dei militari coinvolti. Il 15 novembre 2018, la IV sezione penale della Cassazione aveva infatti annullato senza rinvio le condanne per omicidio colposo a carico di tre carabinieri, stabilendo che il fatto non costituisce reato.

Secondo gli ermellini, la morte dell’ex calciatore non era prevedibile per i militari, i quali non possedevano le competenze scientifiche necessarie per comprendere che la posizione prona, associata all’assunzione di cocaina, avrebbe potuto causare un arresto cardiocircolatorio. La Cedu, pur condannando lo Stato, aveva precisato di non voler mettere in discussione tale assoluzione penale individuale, focalizzandosi invece sulle responsabilità istituzionali e sulla mancanza di preparazione tecnica degli operatori. Era stato presentato il ricorso al verdetto che è stato respinto.

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