Una bomba nella chiesa copta di Tanta, a nord del Cairo. Una esplosione all’esterno di una basilica cristiana ad Alessandria. Entrambi gli attentati sono stati rivendicati dall’Isis su Amaq, l’agenzia stampa dello Stato islamico. Si tinge di sangue la Domenica delle Palme in Egitto e la presidenza egiziana ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. La prima deflagrazione è avvenuta dopo le 9.30 nella chiesa di Mar Girgis (San Giorgio, ndr), mentre 2mila persone assistevano alla messa. Le vittime, secondo quanto riporta il ministro della Salute egiziano, sono almeno 27 e i feriti 78. Due le ipotesi sulla modalità: secondo la tv di Stato egiziana è possibile che l’ordigno sia stato fatto esplodere a distanza e fonti della sicurezza fanno sapere che potrebbe essersi trattato di un kamikaze. Le forze dell’ordine hanno arrestato due persone. Tra i morti dell’attentato del Cairo anche il presidente del tribunale di Shibin El Kom. Intanto la polizia, riferisce il quotidiano al-Ahram Arabic, ha disinnescato anche due ordigni esplosivi nella moschea Sidi Abdel Rahim di Tanta. La moschea è ritenuta la seconda per importanza della località, precisa il quotidiano.

Una forte esplosione si è verificata attorno alle 13.00 davanti alla chiesa di San Marco, ad Alessandria, considerata la capitale copta dell’Egitto. Al-Ahram parla di “18 morti e 40 feriti”. Le autorità locali, secondo quanto riporta l‘Egypt Independent, riferiscono che un comandate delle forze di sicurezza insieme a due militari sono rimasti uccisi nel tentativo di fermare l’attentatore suicida. Poco prima, riferiscono fonti ecclesiastiche all’agenzia Mena, il papa copto Tawadros aveva detto messa nell’edificio. Tutti quelli che erano all’interno della chiesa, si precisa, sono sani e salvi e la chiesa non ha avuto danni.

Il presidente Al Sisi apre gli ospedali militari ai feriti – Le emittenti locali hanno riferito inoltre che il presidente Abdel Fattah Al-Sisi ha ordinato agli ospedali militari di accogliere i feriti, quasi settanta, dell’attacco di Tanta. Le forze dell’ordine, accompagnate da squadre di artificieri, hanno circondato tutta la zona. “Si tratta di un atto terrorista crudele, ma sradicheremo il terrorismo dall’Egitto e abbiamo la determinazione per mettere fine ai gruppi terroristi”. Così a On Tv il primo ministro egiziano. Sherif Ismail, secondo quanto ha reso noto il portavoce del governo, è diretto sul luogo dell’attentato. Al-Sisi ha convocato una riunione d’emergenza del Consiglio nazionale di Difesa per discutere “le conseguenze” e le misure da adottare dopo il duplice attentato. Il presidente egiziano ha ordinato anche l’immediato dispiegamento delle forze armate nella protezione delle infrastrutture vitali nel Paese. L’attacco nella città del Delta del Nilo di Tanta è l’ultimo di una serie di assalti alla minoranza cristiana nel Paese, che costituisce il 10% della popolazione ed è più volte finita nel mirino di gruppi jihadisti.

Papa Francesco andrà in visita in Egitto il 28-29 aprile – Sull’attentato si è espresso in occasione della Domenica delle Palme anche Bergoglio: “Esprimo il mio profondo cordoglio al mio fratello Papa Teodoro II (Capo della chiesa cristiana ortodossa copta e patriarca di Alessandria) e a tutta la nazione egiziana, sono vicino ai familiari e alla comunità dei fedeli. Il Signore converta il cuore di chi semina terrore e morte e di chi traffica in armi”.  L’attentato si è verificato 20 giorni prima della visita del pontefice n Egitto, prevista per il 28 e 29 aprile, dove incontrerà sia il presidente Al-Sisi che la più importante autorità religiosa dell’Egitto sunnita, Ahmad al-Tayyib.

Anche il Grande Imam di Al-Azhar ha condannato lo scoppio della bomba avvenuto oggi nella chiesa di San Giorgio, ritenuto un “attentato terroristico vile che ha scelto come obiettivo le vite degli innocenti. Lo scopo di questo codardo attentato terrorista – ha aggiunto con una dichiarazione riportata via Twitter dal canale tv Cbc Egypt – è destabilizzare la sicurezza e la stabilità del nostro caro Egitto e l’unità del popolo egiziano”. Fuori dalla chiesa copta di Tanta una donna, intervistata da un inviato dell’Ansa e che ha detto di chiamarsi Suna William, vestita di nero, ha lamentato che dopo ogni attentato il governo promette che è “l’ultima volta” ma poi “non riesce a proteggere i copti”. “Qui non è sicuro per noi e i nostri bambini, non c’è sicurezza” ha sostenuto la donna. “La colpa è della polizia, non controlla”, ha aggiunto un uomo. “Tutto il mondo lo deve sapere, non ci proteggono”.

Deputata cristiana copta: “Vanno rivisti i sistemi di sicurezza” – Gli attentati oggi contro le chiese copte di Tanta e Alessandria sono “la prova che siamo in una grave guerra contro il terrorismo e mostrano un fallimento di sicurezza”. Queste le parole di Mona Mounir, parlamentare egiziana di religione cristiana copta intervistata da Adnkronos International, sottolineando come dovrebbero essere rivisti “i piani di sicurezza, adottando misure preventive per proteggere le chiese ed siti sensibili”. “Dobbiamo adottare misure per fermare l’istigazione alla violenza e la mancanza di accettazione dell’altro” aggiunge poi affermando come una misura che potrebbe ridurre la violenza sarebbe poi “l’attivazione della legge anti-discriminazione, come la modifica del codice penale per una giustizia rapida per le famiglie delle vittime”.

Lo scorso 11 dicembre 28 fedeli della minoranza cristiana copta erano stati uccisi in un attentato suicida in una chiesa al Cairo, in un attacco rivendicato dagli uomini fedeli ad Al-Baghdadi. Gli estremisti avevano minacciato: “Che tutti gli infedeli e apostati in Egitto e in ogni luogo sappiano che la nostra guerra contro gli idolatri continua”. E a febbraio 2017 lo stesso gruppo estremista aveva diffuso un video in cui prometteva che “il peggio” dovesse ancora venire. È dal luglio 2013, dopo il golpe che destituì il presidente islamista Mohammed Morsi, che gli jihadisti hanno lanciato un’ondata di violenze contro i cristiani copti nel Paese, prendendo di mira soprattutto le loro chiese e sedi.