I sondaggi lo davano vincente già al primo turno. E, se verranno confermati quelli di Ipsos, Aleksandar Vucic trionfa alle presidenziali in Serbia con il 57%-58% dei voti. Al secondo posto, sempre stando a Ipsos, l’ex ombudsman Sasha Jankovic con oltre il 14%, seguito dal giovane e eccentrico campione dell’anti-politica Luka Maksimovic, alias Ljubisa Preletacevic Beli, con poco più del 9%, e al quarto posto l’ex ministro degli esteri Vuk Jeremic con il 5,5%. Alle 18, ovvero quattro ore prima della chiusura dei seggi, l’affluenza è risultata del 46,23%, come ha riferito la commissione elettorale, osservando che si tratta di un calo di circa due punti rispetto alle precedenti presidenziali del 2012.

Vucic, 47 anni, politicamente giovane, ha concesso una campagna elettorale di appena 30 giorni, mettendo in difficoltà gli avversari e bloccando le critiche in parlamento attraverso una sospensione forzata dei suoi lavori fino a dopo le presidenziali. Non dando le dimissioni, Vucic ha potuto poi condurre una campagna che è corrisposta a grandi linee con la sua agenda ufficiale, agli incontri con la cancelliera Angela Merkel e con il presidente russo Vladimir Putin, che gli ha consentito di farsi propaganda, attaccare i suoi rivali e i pochi media critici nei suoi confronti.

Non ha mai chiarito perché volesse barattare l’incarico di primo ministro – che rivestiva per la seconda volta dal 2016 – con l’incarico prevalentemente cerimoniale di presidente. Quello che appare chiaro è che intende mantenere tutte le leve del potere in mano, dalla leadership del Partito progressista (SNS) al controllo sulla polizia e sui servizi di sicurezza. Vucic ha anche costretto ad uscire dal partito il fondatore e presidente Tomislav Nikolic, assicurandosi peraltro l’appoggio del figlio di Nikolic, Radomir, e costringendo Tomislav a rinunciare ai suoi piani di candidarsi alla rielezione. I suoi avversari lo hanno accusato di autoritarismo alla Putin, di controllo sui media e di aver sfruttato la sua posizione di capo del governo per avere costante visibilità e inondare di propaganda elettorale i maggiori organi di informazione, a cominciare dalle tv.

Ma in una recente intervista al Guardian Vucic ha contestato le critiche che gli venivano rivolte dall’opposizione e ha sostenuto di essere cambiato: “Esiste un detto in Serbia – ha detto parlando  – secondo cui solo gli asini non cambiano”. “E’ normale cambiare idea, ma anche cambiare personalmente, diventare più maturi e responsabili“. “Questa è la mia democrazia” ha aggiunto. “Perché possono sempre esprimere il loro parere, possono dire che sono autoritario, autocratico o quello che vogliono. Ma vado in parlamento più spesso di quanto non facesse qualunque altro premier prima di me per rispondere alle loro domande e discutere con loro. E’ una società molto aperta e non ho problemi ad ascoltare queste affermazioni”.