Dopo più di due anni di discussione in commissione, passa nell’aula del Senato la riforma del processo penale con il voto di fiducia. I Sì sono stati 156, i no 121, un solo astenuto. Il testo, già approvato alla Camera il 23 settembre 2015, essendo stato modificato, torna ora all’esame di Montecitorio.

Ed è proprio alla Camera che il Nuovo Centrodestra chiederà di modificare il ddl. Lo ha spiegato il ministro per gli Affari Regionali e leader di Ncd, Enrico Costa annunciando il sostengo del suo partito al voto di palazzo Madama.  “Il voto di fiducia da parte del gruppo sul ddl penale di sarà. Io ho preso le distanze anche sulla decisione di porre la questione di fiducia. Ma sono sicuro che alla Camera, perché il testo dovrà tornare alla Camera, il testo avrà bisogno di ulteriori miglioramenti sul tema della prescrizione”, ha spiegato l’ex sottosegretario alla Giustizia.

A votare alla fiducia posta dall’esecutivo anche i senatori di Democratici e progressisti, cioè gli scissionisti del Pd, che però criticano il provvedimento. “L’aver posto da parte del governo la questione di fiducia in Aula ci ha tolto la possibilità di poter contribuire ad un miglioramento del disegno di legge”, ha detto la senatrice Lucrezia Ricchiuti, che infatti definisce  “il testo conclusivo  deludente su alcuni punti, innanzitutto sul nuovo regime della prescrizione su cui avremmo auspicato un approccio meno timido e più orientato ad offrire una soluzione finalmente risolutiva”. L’ex Pd Felice Casson è stato dunque l’unico di Mdp a non votare la fiducia al provvedimento. Hanno votato No anche i verdiniani di Ala . “Invece di assicurare ai cittadini un processo dalla durata ragionevole come previsto dalla Costituzione, si certifica l’inefficienza dello Stato nel garantire tempi certi in materia di giustizia”, ha detto il senatore Ciro Falanga.
“Questo provvedimento infame non salverà la vostra maggioranza e il vostro partito”, ha invece detto Mario Michele Giarrusso, annunciando il voto contrario del Movimento 5 Stelle.

E mentre a Palazzo Madama c’erano le dichiarazioni di voto l’Associazione nazionale magistrati è tornata a criticare il ddl. “L’avocazione obbligatoria da parte dei Pg presso le Corti d’appello rallenterà i processi, creerà un imbuto presso le corti d’appello, con migliaia di processi che dalle procure di primo grado passeranno a quelle di secondo grado. Perché non introduciamo norme che accelerano davvero i processi? Noi vogliamo interventi che accelerino davvero le procedure”, dice il segretario dell’Anm Francesco Minisci. “Alla Procura Roma, dove lavoro – ha spiegato – ci sono 100 magistrati, alla procura generale 23: noi dovremmo immaginare che quello che non riescono a fare 100 magistrati, lo faranno 23. E per come è strutturata norma non saranno avocati solo i processi più importanti, ma tutti i processi, anche quelli per reati minori”. Il governo come ha risposto ai vostri rilievi?, gli è stato chiesto a Radio Anch’io. “Mettendo la fiducia“.

Oltre alla prescrizione, l’altro tema che ha spaccato la maggioranza è la presenza della legge delega all’esecutivo sulle intercettazioni. Secondo il testo del maxi-emendamento il governo dovrà adottare su proposta del ministro della Giustizia i decreti legislativi per la riforma della disciplina delle intercettazioni “nel termine di tre mesi“.