L’imprenditore romano Francesco Caltagirone Bellavista è stato assolto anche in appello nell’ambito del maxi-processo per la costruzione del Porto turistico di Imperia. La Corte d’appello ha confermato la sentenza di primo grado (pronunciata il 7 novembre 2014). La procura generale per l’imputato aveva chiesto sei anni di carcere.

Cade, dunque, ancora una volta l’ipotesi che, a Torino, il pg Giancarlo Avenati Bassi aveva ereditato da indagini svolte dalla procura di Imperia e poi trasmesse nel capoluogo piemontese per l’impossibilità di formare un tribunale nella città ligure: quella di una “truffa colossale” architettata per “arricchire Caltagirone e i suoi amici” con un’infrastruttura che “non si voleva nemmeno completare”.

Norme aggirate per affidare l’appalto senza gara alla società Acquamare (emanazione del gruppo caltagironiano Acqua Pia Antica Marcia), far lievitare il corrispettivo da 160 a 209 milioni di euro, elaborare un contratto di permuta che innalzava ulteriormente il valore a 338 milioni a fronte di costi che si fermavano a 77 milioni. I giudici del tribunale di Torino, nel 2014, scrissero che questa ipotesi “era inficiata da equivoci” che si “dileguavano alla mera attenta interpretazione della volontà contrattuale delle parti, cristallizzata nei contratti e illuminata dai verbali delle discussioni in consiglio comunale o nelle riunioni del Cda della società Porto di Imperia”.

La Corte d’appello sembra essere stata dello stesso avviso. Assoluzione dunque confermata anche per Carlo Conti (ex direttore generale del Comune di Imperia), Stefano Degl’Innocenti (ex manager del gruppo Acqua Marcia), Delia Merlonghi (ex rappresentante legale di Acquamare), Emilio Morasso (ex direttore dei lavori). Prescritta l’accusa che in primo grado era costata all’ex presidente di Porto di Imperia, Paolo Calzia, 300 euro di ammenda: avere occupato abusivamente uno spazio del demanio per depositarvi la terra di risulta. L’unico condannato, con una pena ridotta a sei mesi e quindici giorni, è Andrea Gotti Lega, reo di avere ricoperto cariche in Acquamare nonostante una vecchia interdizione disposta dalla magistratura milanese. Nessun indennizzo per il Comune, per i curatori del fallimento della Porto di Imperia e per le decine di titolari di posti barca che si sono costituiti parte civile.

“C’era già stata l’assoluzione in primo grado e oggi è stata confermata in toto con il secondo grado. La sentenza di oggi è stata fatta da un collegio considerato molto preparato, un collegio che ha studiato molto attentamente le carte, anche la presidente che viene dalla Cassazione e noi come difesa siamo molto soddisfatti” commenta con l’Adnkronos l’avvocato Matteo Calori, uno dei difensori.