“La Chiesa ha aperto le porte a dj Fabo perché non ha più la pretesa di trasformare la dottrina cattolica in legge dello Stato“.  A dirlo è Marco Cappato, presidente dell’associazione Luca Coscioni, che ha cosi commentato la decisione di aprire la chiesa di Sant’Ildefonso di Milano per una preghiera in ricordo di Fabiano Antoniani, il dj che ha scelto di morire il 27 febbraio scorso attraverso il suicidio assistito in Svizzera. “La dottrina della Chiesa – ha detto il radicale  durante la registrazione della trasmissione televisiva Roma Incontra –non è certamente cambiata da quando furono negati i funerali a Piergiorgio Welby, ma rispetto alla linea imposta dal cardinale Ruini ci sono state delle novità. Adesso, ci sono i parlamentari che si oppongono a certe tematiche. In Parlamento, chi è più papista del Papa lo fa solo di propria iniziativa”. Il 26 febbraio scorso era stato proprio Cappato ad accompagnare Fabo, su sua richiesta, in una clinica specializzata vicino Zurigo.  Lo stesso dj Fabo il 19 gennaio – e quindi circa un mese prima di morire – aveva anche fatto un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo un intervento della politica sul fine-vita in Italia (video).

A concedere la chiesta di Sant’Ildefonso per l’ultimo saluto a Fabo il prossimo 10 febbraio è stato don Antonio Suighi.  Il sacerdote sarebbe stato disposto anche a celebrare una messa di suffragio, come avviene solitamente per ricordare i defunti, ma la famiglia del 40enne cieco e tetraplegico dopo un incidente in auto ha preferito l’incontro di preghiera spiegando che una messa non sarebbe stata peraltro nelle volontà espresse da Fabiano. Sulla vicenda si è espressa oggi anche Emma Bonino al TG Zero di Radio Capital: “Rispetto a dieci anni fa, quando a Welby fu impedito di avere un funerale, un cambiamento nella Chiesa c’è stato. Non siamo più ai tempi del cardinale Ruini – ha detto l’ex ministro degli Esteri nel governo di Enrico Letta – che interveniva anche nelle questioni italiane. Siamo in presenza di un Papato che mi pare più inclusivo, più comprensivo delle fragilità umane, meno giudicante e attento ai più deboli”.