Una cerimonia che non sarà una messa, ma un modo per ricordarlo, fortemente voluto da sua mamma. L’ultimo saluto a Fabiano Antoniani, come ha scritto su Facebook la sua Valeria, si terrà venerdì 10 marzo alle 19 nella parrocchia di Sant’Ildefonso a Milano. Un momento di preghiera per il 40enne, rimasto tetraplegico e cieco dopo un incidente d’auto, che aveva chiesto di essere cremato e che le sue ceneri fossero sparse in India, dove aveva vissuto per diversi anni a Goa.

Secondo quanto riporta Repubblica, la Curia milanese ha precisato che non si tratta di un funerale e nei giorni scorsi aveva anche negato il permesso a una vera e propria messa in suffragio. Che, peraltro, non era nelle volontà di Fabo. Sarà una cerimonia celebrata da don Antonio Suighi, amico di famiglia. Il sacerdote precisa che “l’occasione di preghiera” si terrà in chiesa per volontà della Curia che ha così voluto esprimere la vicinanza “in questo frangente di dolore“. A chiedere ai vertici ambrosiani il permesso nei giorni scorsi è stato lo stesso Suighi, che avrebbe voluto anche celebrare una messa per Fabiano. Una domanda rifiutata dalla Curia.

L’annuncio del ricordo nella parrocchia di Sant’Ildefonso è stato rilanciato anche da Marco Cappato, presidente dell’Associazione Luca Coscioni che domenica 26 febbraio lo ha accompagnato nella clinica Dignitas di Zurigo, dove ha affrontato le procedure per accedere al suicidio assistito. È morto il giorno dopo, dedicando parte del suo ultimo messaggio proprio all’esponente radicale, promotore della campagna Eutanasia legale.


Una volta tornato in Italia, Cappato si è autodenunciato ed è stato iscritto nel registro degli indagati per “aiuto al suicidio”, mentre il Parlamento ha di nuovo rinviato la discussione sul testamento biologico. I pm milanesi (coordina l’inchiesta Tiziana Siciliano) hanno intenzione di acquisire documentazione relativa a ‘protocolli’, regole e normative in base alle quali è stata attuata la procedura del suicidio assistito alla Dignitas. “Anche il fatto che Fabo per fare quello che fa, non è che non può farlo in assoluto, ma deve essere caricato in auto, farsi cinque ore di viaggio che non vi dico la pena, per andare a Zurigo, ci dà l’idea che non è tanto il problema dei partiti incapaci, inetti, corrotti, tutta questa roba che rischia anche di essere moralistica, ma la dimensione istituzionale dello Stato che è diventata inadeguata a dare risposte a problemi che toccano la carne viva e le speranze delle persone”, ha detto Cappato a Quante Storie su Rai3.

Inquirenti e investigatori potrebbero acquisire parte della documentazione anche dai familiari dell’uomo, assieme ad atti sulla storia clinica, oltre che con contatti diretti con la Svizzera. Da quanto si è saputo, l’interrogatorio di Cappato (non è giunta ancora la nomina di un legale in Procura) potrebbe tenersi nei prossimi giorni, ma non a breve. Gli inquirenti, in prima battuta, vogliono capire sulla base di quali norme viene data assistenza medica alla morte volontaria nella clinica (in Svizzera il suicidio assistito è legale) e anche quali ‘protocolli’ interni della struttura debbano essere rispettati. Una serie di documenti che la Procura potrebbe acquisire anche dalla famiglia di Fabiano, oppure prendendo contatti diretti con le autorità svizzere. Inoltre, gli inquirenti dovranno ricostruire la storia clinica del 40enne e le sue manifestazioni di consenso alla morte volontaria. Cappato certamente dovrà essere sentito anche dal pm Siciliano alla presenza di un legale, anche se, da quanto si è saputo, l’interrogatorio non avverrà in tempi rapidissimi.