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Progetto Itaca Roma, il volontariato per la salute mentale: “Così facciamo prevenzione nelle scuole, parlando di ansia e dei fattori di rischio”

"Organizziamo degli incontri in cui andiamo nelle scuole con uno psichiatra, che è una figura molto meno conosciuta rispetto allo psicologo, meglio se giovane, che possa entrare subito in contatto con i ragazzi. E si parla di tutto, dall’ansia, ai disturbi ossessivo-compulsivi, al disturbi dell’umore o dell’alimentazione"
Progetto Itaca Roma, il volontariato per la salute mentale: “Così facciamo prevenzione nelle scuole, parlando di ansia e dei fattori di rischio”
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Non di solo pane. Fare i volontari, oggi, può significare anche occuparsi della salute mentale delle persone e lavorare perché lo stigma intorno alla malattia mentale si riduca, attraverso progetti che mettono insieme le persone, malati, famiglie, e persino aziende. È la visione dell’associazione Volontari per la salute mentale, Progetto Itaca Roma. Andrea Garzia, 59 anni, è un ingegnere elettronico ed uno dei volontari. “In realtà sono sempre stato attratto dal volontariato”, racconta, “sono passato infatti per Sant’Egidio, dove ho lavorato con i senza dimora per molto tempo. E forse proprio lì ho cominciato a notare il tema della salute mentale. Da lì sono transitato per Telefono Amico, fino a che ho incontrato, appunto, Itaca Roma e sono rimasto colpito dai loro progetti. Ho fatto un corso di dieci incontri e sono diventato volontario”. L’associazione Progetto Itaca nasce oltre 20 anni fa a Milano, poi nel tempo si è diffusa ed oggi è presente in 18 città. A Roma i progetti sono moltissimi. Andrea li racconta uno dopo l’altro, partendo da quello di cui si occupa di più. “È il progetto ‘Prevenzione nelle scuole’, che ha l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi delle scuole superiori sui temi della salute mentale, spiegando ad esempio la differenza tra una normale emozione e un potenziale disturbo. Come facciamo? Organizziamo degli incontri in cui andiamo nelle scuole con uno psichiatra, che è una figura molto meno conosciuta rispetto allo psicologo, meglio se giovane, che possa entrare subito in contatto con i ragazzi. E si parla di tutto, dall’ansia, ai disturbi ossessivo-compulsivi, al disturbi dell’umore o dell’alimentazione. Si discute di fattori di rischio e dell’importanza di parlare e non isolarsi. Cerchiamo di rendere la presentazione coinvolgente, se possono usare il cellulare utilizziamo anche un’applicazione che consenta di interagire in modo anonimo”.

Un altro progetto importante è la “Club House Itaca”, importata dal mondo anglosassone. Si tratta della possibilità di offrire uno spazio diurno residenziale, dove gli utenti, persone che hanno qualche problema nell’ambito della salute mentale, possono andare in sede a passare la giornata, coordinati e supportati dai volontari che cercano di organizzare la giornata in attività. “Si tratta di un’attività preziosa”, spiega Andrea, “Qui ci sono corsi per imparare a usare il computer, di giardinaggio, cucina, aperti a tutti, con l’obiettivo di favorire il reinserimento sociale”. Abbinato alla Club House, di cui è un prolungamento, c’è il progetto che si chiama Job Station, che mette in contatto gli utenti che vengono alla Club House, quelli interessati ad un inserimento nel mondo del lavoro, con le aziende che offrono lavoro. “Per le persone fragili l’idea di iniziare un lavoro ‘di botto’ può essere difficile, allora cerchiamo di rendere questo passaggio soft affiancando al ragazzo o ragazza all’utente un tutor concordato con l’azienda, a cui chiediamo magari la possibilità di fare una prima fase di lavoro in smart working dalla nostra sede: in questo modo la percentuale di successo nel mantenimento del lavoro cresce sensibilmente”, continua Andrea.

Ma i progetti non finiscono qui: ci sono i gruppi di mutuo aiuto (GAMA): persone con problematiche simili si incontrano una volta a settimana in un posto sicuro e riservato, all’interno della sede, con l’aiuto di un facilitatore che sa gestire i gruppi. “È stato dimostrato”, continua il volontario, “che incontrarsi periodicamente e condividere le proprie esperienze ha un valore terapeutico, è molto efficace e a costo quasi zero, che può ad esempio integrare un percorso psicoterapeutico individuale o farne in parte le veci quando questo non è possibile (ad esempio per problemi economici)”. Ma non basta. C’è una linea di ascolto, un numero a cui i volontari danno informazioni su quello che fa il progetto Itaca, ma anche sui servizi pubblici a cui rivolgersi, dal centro di salute mentale al consultorio. E infine, poiché quando una persona si ammala si ammala anche tutta la famiglia, ecco il progetto “Famiglia a Famiglia”. “Ci rivolgiamo al nucleo familiare attraverso gruppi famiglia, in cui c’è sempre un facilitatore, in questo caso esperto rispetto all’avere in casa un parente con problemi di salute mentale e che quindi può aiutare quei familiari che si trovano ad affrontare questo tema per la prima volta. Organizziamo i gruppi in modo da far incontrare i familiari, che si scambiano esperienze, e si sentono meno soli: non è una cosa che abbiamo inventato noi”, conclude Andrea, “quando le famiglie erano allargate le persone si aiutavano, ma oggi quello che un tempo era spontaneo non c’è più e bisogna ricostruirlo”. Itaca Roma fa soprattutto questo: mettere insieme persone e famiglie con fragilità, attivare una condivisione che, immediatamente, cura, sconfiggendo la solitudine. Solitudine che non può che aggravare disturbi, malesseri e patologie, quando non è direttamente la causa.

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