Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, oltre che delle primarie dovrà occuparsi di quanto sta accadendo nel tribunale di Siena. La sua attenzione è stata invocata in vari modi da Possibile, dal Movimento 5 Stelle e, nei prossimi giorni – stando a quanto annunciato – da alcuni deputati toscani del Partito Democratico. Tutti accomunati da una preoccupazione legittima: a oggi non è stato individuato nessun responsabile del tragico suicidio assistito della banca né di quello del manager di Mps David Rossi, eppure nelle aule di giustizia senesi si sta celebrando un processo bizzarro: a carico della vedova del manager, Antonella Tognazzi, e del giornalista del Fatto Quotidiano, Davide Vecchi. I parlamentari di Possibile, guidati da Giuseppe Civati, dopo aver seguito l’ultima udienza hanno ritenuto di denunciare la possibile “violazione della libertà di stampa” in quell’aula di tribunale, e presentato un’interrogazione a Orlando per chiedere di “riferire con urgenza al Parlamento sulle modalità discutibili e persecutorie di questo processo”. Il Movimento 5 Stelle, su volontà di Giulia Sarti – che già una settimana fa ha invocato l’invio da parte del ministero di ispettori alla procura di Siena – nei prossimi giorni presenterà un’ulteriore interrogazione.

Le perplessità sull’operato del tribunale sono state confermate da quanto accaduto nell’ultima udienza, il 22 febbraio, del processo a carico di Tognazzi e Vecchi. Due, in particolare, gli eventi: un giornalista, Augusto Mattioli, è stato costretto a rivelare la fonte; e il pm Menicucci ha chiesto e ottenuto che non venissero fatte entrare le telecamere definendo il processo “privato”.

L’interrogazione di Possibile sintetizza alla perfezione il quadro della situazione: “Parliamo di un processo penale avviato d’ufficio dalla procura senza alcuna querela di parte né parti civili: è un processo che non può svolgersi a porte chiuse e senza che i giornalisti possano raccontare quanto viene discusso. Si tratterebbe di un precedente gravissimo e di un attacco deliberato alla libertà di stampa. Nessuna querela di parte, né parte civile: è un processo d’ufficio di due specifici pm per ritorsioni nei confronti della stampa (Il Fatto Quotidiano) che ha rivelato a partire dal 2013 tutte le vicende legate a Mps, sottolineando che a oggi non è stato individuato alcun responsabile, né per la tragica scomparsa della banca né per quella del suo manager David Rossi. Gli unici a processi sono la vedova di Rossi e un giornalista. Quanto è accaduto a Siena lede quindi il diritto dei cittadini ad essere informati: la questione era stata recentemente regolata nel senso del pieno riconoscimento del segreto professionale ai pubblicisti da una sentenza della Corte d’Appello di Caltanissetta, di cui proprio in questi giorni è stata resa nota la motivazione. In virtù della rilevanza del processo e dei temi che vengono trattati, crediamo sia necessario che il Ministro risponda quanto prima sulle modalità discutibili e persecutorie di questo processo”.

Una delegazione di parlamentari ha annunciato che, in caso di mancato intervento, sarà presente in aula alla prossima udienza, il 22 marzo. Del resto è decisamente particolare che con quanto accaduto a Siena negli ultimi anni gli unici che siano sul banco degli imputati siano la vedova di un manager Mps trovato morto sotto il suo ufficio e un giornalista.

I due sono accusati di aver rivelato lo scambio di mail avvenuto tra Rossi e l’amministratore delegato Fabrizio Viola. Mail nelle quali il manager annunciava la volontà di togliersi la vita: “Aiutatemi o stasera mi ammazzo, sul serio”. Mail contenute negli atti delle indagini su Mps e al momento della pubblicazione, il 5 luglio 2013, non coperte da segreto istruttorio.

Sia Viola sia la banca non hanno né querelato né ritenuto di richiedere al quotidiano alcuna smentita. Scelta confermata anche nel corso delle udienze. Eppure per i magistrati Vecchi e Tognazzi avrebbero violato la privacy. Nel corso dell’ultima udienza è emerso che lo stesso Viola era stato informato della pubblicazione il giorno prima dal giornalista che già nel primo articolo ha riportato la dichiarazione fatta dall’ad: “In quei giorni mi trovavo all’estero”. Ancora: le mail erano nelle mani di molte persone. Dalla segreteria di Viola (“riceve e può accedere alle mie mail”), gli avvocati del Monte, quelli della vedova e dei parenti, dei magistrati e degli uomini della polizia giudiziaria impegnati nell’indagine sul Monte.

Questi ultimi erano stati persino avvisati in tempo reale dallo stesso Viola la sera del 4 luglio, giorno prima della pubblicazione dell’articolo. L’ad, alle 20.39 girò a Pietro Bianchi del nucleo valutario della Guardia di Finanza, la mail ricevuta dalla sua portavoce, Chiara Galgani, dal testo fin troppo chiaro: “Buonasera dottor Viola, mi ha appena chiamato Davide Vecchi del Fatto Quotidiano. Ha in mano alcune carte dei magistrati e domani pubblicherà un pezzo nel quale renderà noto uno scambio di mail tra lei e David Rossi nel quale, cosi mi ha detto, David le chiede aiuto ed annuncia il suo suicidio. Il giornalista voleva avvisarla e chiederle se desidera dire qualcosa in proposito o fare un commento sulla vicenda”. Mail alla quale Viola risponde dicendo a Galgani di riferire che in quei giorni lui era all’estero in vacanza. Scambio agli atti del processo.

Nel frattempo la procura, per la seconda volta, ha disposto l’archiviazione del fascicolo sulla morte di Rossi. Appena pochi giorni fa i deputati del Movimento 5 Stelle, con Daniele Pesco e Giulia Sarti, hanno presentato una interpellanza urgente al governo affinché “appuri se la procura di Siena stia facendo tutto il possibile per arrivare alla verità sul presunto suicidio di Rossi”. Il governo “dovrebbe mandare gli ispettori”. Nei prossimi giorni i parlamentari torneranno sull’argomento per le modalità dell’unico processo in corso sula vicenda. Che sia stata violata la libertà di stampa o che limitati i diritti di informazione toccherà a Orlando stabilirlo. Ma è certo che il candidato alle primarie del Pd non potrà esimersi dal farlo.