Una leadership legittimata dal voto popolare. È quello che serve al Pd, almeno secondo Matteo Renzi, che ha scritto una lettera da spedire agli iscritti alla fine della direzione nazionale del Pd in programma oggi alle 14 e 30. Tanti i temi sul tavolo dal sostegno al governo di Paolo Gentiloni, alle leggi elettorali omogenee per Camera e Senato, fino al voto per le amministrative e il referendum sul lavoro. In questo quadro Renzi dovrà ufficializzare le possibili dimissioni dalla segreteria, come chiesto dai vari esponenti della minoranza dem. Le regole interne al partito prevedono che Renzi resti in carica fino all’8 dicembre 2017 – cioè a quattro anni dalla nomina – ma se presentasse le dimissioni l’Assemblea del Pd può eleggere un nuovo segretario per la parte restante del mandato o indire un congresso anticipato.

“Cari amici e compagni del Pd, tutta la politica italiana sembra tornata alla prima Repubblica. Dobbiamo rilanciare, con energia e entusiasmo, l’idea del Pd come motore del cambiamento, in Italia e in Europa”, scrive il segretario nella missiva in cui sottolinea che il partito ha “bisogno di due cose: un grande coinvolgimento popolare e una leadership legittimata da un passaggio popolare. Ma abbiamo anche bisogno che chi perde un congresso o le primarie il giorno dopo rispetti l’esito del voto”. Un passaggio indirizzato agli oppositori che fino a stamattina rinnovano le richieste di dimissioni al segretario.

Bersani, dopo la non vittoria, che comunque ha consentito a Renzi di governare a lungo, si dimise e si insediò Guglielmo Epifani, come segretario di garanzia. Rimase lì sette mesi. Il che consentì un congresso vero”, dice il governatore della regione Toscana, Enrico Rossi, in una intervista al Corriere della Sera. “Invece mi pare che Renzi spinga per rifare la conta subito, per personalizzare ancora. Un gioco disperato”, continua il presidente toscano, che è uno dei candidati alla guida del partito. L’obiettivo di Renzi, infatti, sembra chiaro: dimettersi dal Nazareno e varare un congresso lampo che duri al massimo due mesi, per poi rilanciare sul voto anticipato puntando ad andare alle urne a giugno o al più tardi a ottobre.”Due mesi sono una presa in giro – dice Rossi – Ci vuole tempo per le mozioni, per la discussione. Poi ricordiamoci che ci sono le amministrative. Vogliamo andare al voto con un congresso che ci divide?”

L’attacco di Rossi è condiviso dall’altro grande pretendente alla successione di Renzi, il governatore della Puglia Michele Emiliano che più degli altri  ha contestato il segretario chiedendo il congresso. “È evidente che siamo in una fase in cui abbiamo costretto il segretario a fare il congresso, perché lui non lo voleva fare”, dice il presidente pugliese al Giornale. “Renzi Aveva un altro obiettivo: voleva saltare direttamente alle elezioni. Aveva pensato, con la sentenza della Corte costituzionale, di sequestrare i capilista e di costruire questo progetto folle, sterile, triste, insopportabilmente inutile, al solo fine di tutelare un po’ di deputati”, continua Emiliano che poi torna a criticare la gestione del partito da parte dell’ex premier.  “Con lui – dice – siamo stati attentissimi alle esigenze di petrolieri, banchieri e anche golfisti, dobbiamo invece essere il partito dei cittadini”.

Ai due governatori, risponde Ettore Rosato, capogruppo del Pd alla Camera. “La minoranza faccia pace con se stessa. Il congresso l’hanno chiesto loro e adesso che c’è l’intenzione di anticiparlo non va più bene. È una tattica di logoramento che fa male al Pd e al Paese”, dice il capo dei deputati dem in un’intervista a Repubblica. “Dopo il referendum, Renzi ha accolto la loro richiesta di fare subito il congresso. E poi loro hanno detto di no. Ora il governatore Emiliano critica la tempistica. Polemizzano su tutto, sono specializzati in giravolte. Per questo è meglio fare il congresso prima possibile”, continua Rosato che poi rilancia la tabella di marcia dei renziani.  “Tre mesi – dice – possono bastare, più o meno il tempo impiegato nel 2013 da Guglielmo Epifani per il congresso in cui si sfidarono Gianni Cuperlo e Renzi”.