Stop a ogni tipo di bonus e tagli ai compensi dei manager degli istituti che chiedono il sostegno statale. La richiesta è nero su bianco in diversi emendamenti bipartisan al decreto Salva risparmio, quello varato dal governo Gentiloni il 19 dicembre e con il quale sono stati messi a disposizione del sistema bancario 20 miliardi da utilizzare come garanzia sulla liquidità o per eventuali ricapitalizzazioni, come quella del Monte dei Paschi di Siena che partirà nei prossimi mesi. Sia il Pd sia il Movimento 5 Stelle hanno poi presentato proposte di modifica che puntano ad ampliare la platea degli obbligazionisti delle vecchie Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti a cui verranno riconosciuti i rimborsi forfettari dell’80 per cento. Tutti gli emendamenti, comunque, devono ancora essere votati.

Tra le proposte relative agli stipendi, che troverebbero prima applicazione ai vertici della banca senese, quella della minoranza Pd (a firma Ricchiuti e Guerra) indica un tetto massimo a 294mila euro lordi per i compensi dei manager, dell’ad e del presidente degli istituti che chiedono la garanzia dello Stato per le nuove emissioni di bond, mentre il Movimento 5 Stelle e Sinistra italiana chiedono un taglio del 30% dei compensi e il divieto di erogare i bonus. I tagli vengono chiesti anche in caso di ricapitalizzazione preventiva, con Forza Italia che propone l’azzeramento dei compensi variabili.

Per quanto riguarda i rimborsi, governo e maggioranza stanno anche valutando la possibilità di riaprire i termini per accedere al rimborso forfettario, scaduti a inizio gennaio, in modo da allineare il percorso a quello dell’arbitrato, faticosamente in via di definizione in queste settimane. Tutto è ancora da decidere, ma stando a indiscrezioni il termine entro cui attivarsi per avere tutela potrebbe essere differito al 30 giugno 2017. Possibile poi che venga definito, per via normativa, il caso del passaggio tra parenti di primo grado a titolo gratuito (come le successioni). Più complesso, invece, intervenire sui criteri per accedere al meccanismo automatico, concordati a suo tempo con Bruxelles. Andrebbero quindi verso la bocciatura gli emendamenti in materia. Quello del M5s chiede di eliminare le indicazioni dei requisiti patrimoniali e reddituali previsti dal decreto Salva banche del 2015 per la tutela dei risparmiatori che hanno perso i soldi investiti nelle quattro banche poste in risoluzione a novembre 2015. Sempre per ampliare la tutela, un altro emendamento al decreto elimina il termine del 12 giugno 2014 come data rilevante per l’acquisto dei titoli ai fini del rimborso.

Una proposta del Pd prevede invece la rimodulazione dei tetti di reddito e patrimonio alzandoli rispettivamente a 70mila euro di reddito lordo ai fini Irpef per l’anno 2015 (contro i 35mila attuali) e 200mila euro di patrimonio mobiliare dai 100mila previsti ora. Una diversa modifica comporta, invece, l’estensione della tutela a chi percepisca un reddito inferiore a 40mila euro. Si aggiunge, poi, sempre a firma Pd, un emendamento che elimina del tutto il requisito reddituale ai fini del rimborso, così ampliando ulteriormente la platea degli interessati.