“Condanniamo la visita del capo di stato maggiore Claudio Graziano e chiediamo che i militari italiani lascino Misurata“. Sono le parole rivolte all’Italia da Khalifa Ghwell, ex primo ministro del disciolto governo islamista di salvezza nazionale, in una conferenza stampa di 25 minuti dal suo quartier generale all’Hotel Rixos, trasmessa dal canale tv libico al Tanasah, poco dopo che giovedì i suoi uomini avevano tentato di prendere il controllo di diversi ministeri a Tripoli. La presenza italiana, continua Ghwell, è mirata a portare avanti le “proprie ambizioni storiche” come al tempo del “colonialismo fascista, sui quei territori dove gli italiani uccisero i nostri nonni”. Ai “traditori del consiglio presidenziale – il riferimento è a Fayez Al Sarraj, premier designato del governo di unità nazionale voluto dall’Onu – non importa di vendere il Paese ai colonizzatori italiani“.

Il 9 dicembre scorso, Ghwell aveva diffuso una lettera in cui chiedeva al presidente del consiglio italiano di ritirare “le forze speciali da Misurata“, quelle impegnate nell'”operazione Ippocrate” a presidio dell’ospedale italiano, “specialmente dopo la sconfitta dell’Isis a Sirte“. L’ex premier non ha poi mancato di ribadire che il suo governo è la continuazione legittima del primo parlamento libico a Tripoli e che rimarrà contrario al governo di unità nazionale proposto dalle Nazioni unite.

A complicare un quadro già difficile è intervenuta l”apertura, martedì 10 gennaio, dell’ambasciata italiana nell’ex capitale, altro simbolo del sostegno al governo di al Sarraj, che ha causato anche le rimostranze del governo di Tobruk, che ha liquidato l’inaugurazione della sede diplomatica come una “nuova occupazione. Mercoledì scorso, secondo quanto riporta The Libya Observer, il ministero degli Esteri del ‘governo’ guidato da Abdullah al-Thani, ha inviato una “nota diplomatica urgente” a tutte le ambasciate e i consolati libici all’estero per informarli di quello che viene definito “il ritorno militare dell’ambasciata italiana” a Tripoli.

Ghwell ha puntato il dito anche contro Khalifa Haftar, comandante delle forze del governo di Tobruk, accusandolo di favorire un intervento militare esterno. “Abbiamo visto manovre e parate, ma per chi signor Haftar?”, ha domandato Ghwell, riferendosi alla visita che il generale di Tobruk ha compiuto a bordo della portaerei russa ‘Ammiraglio Kuznetsov‘ in cui avrebbe parlato, secondo Mosca, “di lotta ai terroristi in Medio Oriente” in una video conferenza con il ministro della Difesa russo Serghiei Shoigu.

Una visita che è solo l’ultimo segnale in ordine di tempo di avvicinamento fra il governo di Haftar e il Cremlino. A inizio dicembre, il generale si era recato nella capitale russa e durante la sua permanenza erano circolate indiscrezioni su un possibile piano per la creazione di una struttura a Benghazi gemellata con la base aerea russa di Hmeimim, a Latakia, in Siria. Tutti segnali che sarebbero un preludio per un intervento russo che, per al Arab, quotidiano panarabo basato a Londra e vicino ad ambienti libici, sarà imminente e “facilitato dagli sforzi diplomatici e militari egiziani”. L’ex ambasciatore egiziano in Libia, Hani Khalaf, interpellato da al Arab, ha rivelato che ” il capo di stato maggiore egiziano, Mahmud Hajazi, è diventato responsabile del dossier libico e sta mettendo appunto la fase militare che verrà dopo quella politica”. Secondo il diplomatico “nel prossimo periodo si vedranno sviluppi”.haftar-nave-russa-2

Prima che le forze speciali di Tripoli irrompessero nei ministeri, riprendendo il controllo degli edifici controllati dai suoi miliziani, ristabilendo una parvenza di ordine, Ghwell ha concluso la conferenza stampa sottolineando che “il nemico di tutti è il fondamentalismo”. Il governo di salvezza nazionale è stato il primo a scatenare la lotta all’Isis. E l’unica “soluzione” per la Libia è “il dialogo fra libici. Se ci fosse non saremmo in contrasto fra di noi perché l’unico obbiettivo reale è il paese”.