“Si è ritenuto che il ‘milleproroghe‘ non fosse la sede più idonea per intervenire su questioni di carattere ordinamentale”. Così, in un’intervista a Repubblica, il ministro della Giustizia Andrea Orlando risponde agli attacchi dell’Associazione nazionale magistrati, che ha contestato l’assenza, nel decreto “milleproroghe” approvato nei giorni scorsi, di interventi correttivi sull‘età pensionabile e altre questioni che riguardano l’attività delle toghe. Nodo del contendere, in particolare, la cosiddetta “norma Canzio”, voluta dal governo Renzi nei mesi scorsi per ritardare i ritiro dal lavoro di 14 magistrati al vertice di Corte di Cassazione, Consiglio di Stato e Corte dei Conti. Un intervento giustificato dall’obiettivo di non creare a fine anno scoperture nei massimi uffici giudiziari del nostro ordinamento, ma che è stato letto dall’Anm come una discriminazione tra toghe. E che ha provocato la reazione delle opposizioni in Parlamento e molti mal di pancia all’interno del Pd.

“Il nostro impegno”, prosegue il Guardasigilli sul quotidiano, “è sempre stato quello, una volta concluso il confronto con l’Anm, di agire in sede di approvazione del ddl penale“. Vale a dire la riforma, impantanata in Senato da lunghi mesi, che contiene fra l’altro i nodi caldi della prescrizione e delle intercettazioni. Sulle accuse di incostituzionalità piovute sulla norma Canzio, Orlando replica: “Lo dirà eventualmente la Corte. Per ora i Tar hanno rigettato la questione”. Secondo il ministro, “esisteva una specificità che deriva dalle condizioni in cui versa la Cassazione, il tema che l’Anm ha posto è quello del rischio di uno svuotamento degli organici – spiega Orlando -. Vorrei ricordare che sono stato il primo ministro dopo molti decenni a rideterminare le piante organiche di tutti gli uffici di primo grado con un parere positivo e unanime del Csm”.

Il 29 dicembre, all’approvazione del “milleproroghe”, l’Anm aveva diffuso un duro comunicato: “Contrariamente a quanto annunciato, apprendiamo che il Governo non ha adottato alcun intervento correttivo al d.l. 168/2016 né sul lato delle pensioni né su quello del termine per la legittimazione ai trasferimenti, neanche per i magistrati più giovani”. Il sindacato delle toghe ricordava che il 31 dicembre “diversi colleghi saranno collocati a riposo, andando a peggiorare la drammatica carenza di organico, con la consapevolezza di essere stati discriminati e aver subito le conseguenze di un’inspiegabile norma che ha stabilito, in contrasto con la Costituzione e con la realtà dei vari Distretti, che alcuni uffici giudiziari sono più importanti di altri e che soffrono le difficoltà del sistema giudiziario più di altri”.

Per questo l’Anm “sta valutando ogni possibile iniziativa da adottare in conseguenza di questo incomprensibile vulnus alla positiva interlocuzione che sembrava essersi concretizzata negli ultimi mesi nell’interesse superiore dei cittadini”.