E’ stato approvato definitivamente il disegno di legge di conversione del decreto sull’efficienza degli uffici giudiziari che contiene tra l’altro la cosiddetta “norma Canzio” che ritarda la pensione per 14 magistrati al vertice  di Corte di Cassazione, Consiglio di Stato e Corte dei Conti. Al Senato il governo ha chiesto e ottenuto la fiducia: i sì sono stati 159, con 24 no e un astenuto. Forza Italia e Movimento Cinque Stelle non hanno partecipato al voto. Il provvedimento era già stato approvato dalla Camera il 6 ottobre. In precedenza erano state tutte bocciate le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Fi, M5s, Lega Nord e Sinistra Italiana. La questione della costituzionalità del decreto è stata sollevata più volte negli ultimi due mesi, anche – tra gli altri – dall’Associazione nazionale magistrati e dallo stesso plenum del Consiglio superiore della magistratura. “Vi siete cotti e cucinati questo testo e ci metterete voi da soli la faccia fino in fondo, anche di fronte alla Consulta che lo decapiterà” ha detto in Aula Francesco Nitto Palma a nome di Forza Italia spiegando che i senatori berlusconiani non avrebbero partecipato al voto. “Davvero pensate – ha chiesto l’ex ministro della Giustizia – che ritardando la pensione per 13 persone, perché di tante si tratta, voi risolviate i problemi del cumulo dei procedimenti pendenti” alla Cassazione? Per un altro ex ministro, il leghista Roberto Calderoli, questa legge e il referendum sono legati: “Chi ha dichiarato l’ammissibilità dei quesiti referendari in Cassazione? Proprio quelli che usufruirebbero del posticipo del pensionamento! A chi oggi è rivolta la domanda se il quesito sia o meno ammissibile? Alla giustizia amministrativa, cioè al Tar, e dopo, eventualmente, al Consiglio di Stato“. Per Fabiola Anitori, ex M5s ora in Ncd, il decreto invece “fornisce degli strumenti rapidi, concreti ed efficaci per continuare ad aggredire, al di là delle solite e sterili critiche preconcette, i mali cronici che affliggono il settore della giustizia del nostro Paese”.

Il decreto e la sua approvazione lasciano segni soprattutto sulla maggioranza e in particolare sul Pd. L’aspetto dell’incostituzionalità è stata ribadita da Lucrezia Ricchiuti, che fa parte di una corrente di minoranza di sinistra del partito. Più polemica la senatrice Doris Lo Moro che sottolinea che la fiducia era necessaria perché su alcuni articoli il governo avrebbe rischiato di cadere e chiama in causa il ministro della Giustizia Andrea Orlando: “E’ venuto al Senato più volte a sottolineare il prodotto del proprio lavoro, qui non si è mai visto e non si sa nemmeno dove sia. Fa male a non esserci, perché su questo provvedimento dovrà metterci la faccia, insieme Renzi. Queste discriminazioni porteranno la sua firma e non la nostra”.

In particolare a provocare le critiche delle opposizioni, compresa quella della minoranza Pd, sono stati 3 articoli del testo: tra questi quello che appunto trattiene in servizio alcuni giudici ai vertici della magistratura ordinaria, amministrativa e contabile, ma anche le norme sul domicilio digitale, deroghe alla regola del deposito telematico degli atti processuali. “Questo provvedimento – aggiunge la Lo Moro, che è magistrato – può passare solo con la fiducia, perché il governo sa benissimo che qui al Senato rischierebbe fortemente sugli articoli 5, 7 e 10”.

Il decreto prevede anche altre misure, a partire dal potenziamento dell’organico della Cassazione: per smaltire più rapidamente le cause pendenti i magistrati del Massimario (con almeno due anni di servizio e la terza valutazione di professionalità) potranno far parte come applicati dei collegi giudicanti. La misura è temporanea (non oltre tre anni) e non rinnovabile. I giovani laureati, inoltre, potranno effettuare anche in Cassazione il tirocinio valevole per l’accesso alla magistratura. Resta ferma la possibilità di trattare in udienza pubblica (su iniziativa d’ufficio o sollecitazione del pm o della difesa) questioni di diritto di particolare rilevanza.