Le ultime lo danno dalle parti di Modena, a selezionare i vincitori degli istituti alberghieri in gara al “concorso nazionale cotechini e zampone”. Parla ancora di “speranza e rinascita”, ma riferita a germogli e lenticchie, non più a Matteo Renzi. Si deve pur mangiare. Una vittoria del “No” era tanto indigesta allo chef Bottura, renziano sfegatato, da fargli promettere di lasciare l’Italia: “chiudo il ristorante e vado all’estero”, aveva dichiarato al Corriere il 19 novembre. La batosta referendaria poi è arrivata, e lui smentisce e resta saldamente ai fornelli. Che si debba mangiare lo sa bene l’ex macellaio Denis Verdini che fino a ieri assicurava fedeltà al leader del Pd, tanto da impegnarsi personalmente in un tour propagandistico a favore del Sì. Le ultime lo danno in corsa  tra le braccia di Berlusconi.

Insomma, dall’adulazione al ripudio il passo è breve, brevissimo: #bastaUnNo. Soprattutto da quando si è capito che non era solo per la riforma costituzionale ma per la persona e il governo di Matteo Renzi.  Così si scopre che #ciaone, ennesimo hashtag del renzismo, diventa una formula di congedo buona per porte girevoli. Ernesto Carbone (Pd) aveva irriso così gli elettori del referendum sulle trivelle, dando prova d’appartenenza alla spigliata generazione dei twittatori iperenziani. “Se vince il No, lascio la politica”, aveva perfino detto, ripetendo il mantra renziano, in sedicesimi. Ebbene, vince il No, Renzi se ne va ma Carbone è ancora saldamente al suo posto. E fa “#ciaone” a Renzi e ai suoi solenni impegni. E che dire di De Luca? Aveva rispolverato l’anima del clientelismo per Renzi, ora lo ricopre di insulti definendolo “un presuntuoso e uno strafottente”.

Vizio antico quello dei voltagabbana, dei camaleonti, che il terremoto politico in corso fa uscire dalla palude. Movimenti repentini e passo veloce. Lo aveva detto Massimo D’Alema, uno che di cadute se ne intende: “Se Renzi perde lo abbandoneranno tutti e toccherà difenderlo”. L’album delle figurine in movimento è appena iniziato e potrebbe essere assai affollato, se è vero che l’indomani della vittoria del No diversi tra i 200 intellettuali che firmarono l’appello pro Renzi hanno chiesto di cancellare il proprio nome dall’elenco. Così da liberarlo per nuove iniziative.