Il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, ha annunciato che non si presenterà per un terzo mandato: l’anno prossimo sarà candidato alle elezioni in Germania per il rinnovo del Bundestag, nelle fila del partito socialdemocratico. “Ho preso la mia decisione, l’anno prossimo correrò al Bundestag come capolista del mio partito, l’Spd, nel Land del Nordreno-Vestfalia. Continuerò a battermi per l’Europa dal livello nazionale”, ha spiegato alla stampa nella sede dell’Europarlamento a Bruxelles.

Schulz potrebbe essere lo sfidante della cancelliera Angela Merkel, che ha ufficializzato la propria candidatura per il quarto mandato, ma la scelta non è ancora stata fatta, ha spiegato , come riporta la Dpa un portavoce del presidente del partito Sigmar Gabriel. L’Spd “non cambierà” la sua road map per la scelta del candidato alla cancelleria “dopo la decisione di Martin Schulz di lasciare Bruxelles e dedicarsi alla politica in Germania”, ha detto il portavoce. Il nodo del candidato verrà sciolto da “un seminario della presidenza dell’Spd a fine gennaio”. I papabili sono comunque Schulz e il vice-cancelliere Sigmar Gabriel, che è presidente del partito. In lizza anche il sindaco governatore di Amburgo, Olaf Scholz.

Schulz ha cercato per settimane di prolungare fino alla fine della legislatura il suo mandato (altri due anni), sostenendo che con il suo abbandono i socialdemocratici sarebbero rimasti senza leadership nelle tre presidenze a Bruxelles (Consiglio europeo, Commissione e Parlamento). Ma i popolari non hanno ceduto alle pretese, spingendo per andare a ricoprire gli ultimi due anni di mandato al Parlamento, come da accordi. Tra gli incarichi che Schulz potrebbe andare a ricoprire a breve c’è quello di ministro degli Esteri, visto che a febbraio l’attuale titolare del ministero, Frank-Walter Steinemeier, sarà eletto nuovo presidente. Il presidente Schulz è noto in Italia soprattutto per un episodio avvenuto nel luglio 2003 in seduta plenaria dell’Europarlamento, quando è stato definito da Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio italiano e rappresentante per la Presidenza di turno Ue, con il termine di “kapò“, parola spregiativa che identificava il sorvegliante dei detenuti nei campi di concentramento nazisti.