Alla fine è stata una “decisione dettata dalla ragione” e un “segnale di stabilità”. Così Angela Merkel ha descritto la sua scelta di sostenere il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier nella sua candidatura a presidente della Repubblica tedesca. Dopo settimane di grande confusione, in cui sembrava si potesse trovare una clamorosa intesa con i Verdi, alla fine la ‘Grande Coalizione‘ ha retto. L’Unione cristiano-democratica (Cdu) della cancelliera ha trovato l’accordo con il Partito social-democratico (Spd), dopo aver di fatto ceduto alle pressioni di Sigmar Gabriel, vice-cancelliere dei social-democratici, che aveva lanciato in anticipo Steinmeier come “candidato della coalizione”. Il voto all’assemblea federale è fissato per il 12 febbraio, quando in Germania bisognerà sostituire il presidente uscente Joachim Gauck.

All’interno del Cdu, il partito della Merkel, non tutti però gioiscono per la scelta del 76enne Steinmeier. Nelle settimane scorse in Germania si era parlato molto di un possibile ‘flirt’ con i Verdi, che avrebbe però portato a scenari nuovi e forse alla rottura della coalizione. Ma soprattutto ha fatto rumore la posizione di Steimeier, da ministro degli Esteri, in merito all’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti. Non si è voluto congratulare con il nuovo presidente, neanche con un comunicato formale. “Non ne parlerò bene”, aveva dichiarato.

Il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble ha giudicato l’intesa della coalizione “una sconfitta”, ma ancora più pesanti sono state le parole di un altro esponente del partito, Christian von Stetten. Al quotidiano Rheinische Post ha dichiarato: “Mi preoccupa il possibile rapporto con Trump. Scegliere come Capo di Stato tedesco uno che ha definito ‘predicatore d’odio‘ il presidente eletto del nostro principale partner mondiale, non mi sembra una cosa per cui io possa congratularmi. Faccio fatica a comprendere”.

La Merkel aveva provato a proporre altri nomi, come Norbert Lammert, il presidente del Bundestag (la camera bassa del parlamento tedesco) e Andreas Voßkuhle, presidente della Corte Costituzionale. Ma erano stati tutti rigettati, anche perché la premier tedesca deve scontare le disastrose scelte del passato. Nel 2010 lanciò come presidente il suo favorito Christian Wulff, costretto a dimettersi dopo due anni per uno scandalo giudiziario.

Gabriel, da parte sua, era stato chiaro sul fatto che la scelta del nome per la presidenza sarebbe stato un punto chiave per la stabilità della Grande Coalizione e si era esposto in prima persona. Il socialdemocratico aveva sottolineato come Steinmeier godesse di una “buona reputazione” e si distinguesse per la stabilità in un momento di “fratture e incertezza”, come riporta il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung. Gabriel ha poi forzato ancora la mano affermando che la persona di Frank-Walter Steinmeier rappresenta “la volontà del popolo”.

I rapporti tra Angela Merkel e Steinmeier sono ottimi. Il socialdemocratico era stato scelto già nel 2005 come ministro degli Esteri nel primo governo Merkel. Poi alle successive elezioni del 2009 si era candidato per l’Spd proprio contro di lei, ma l’esito del voto aveva portato a una nuova grande coalizione. La cancelliera nel 2013 ha scelto nuovamente Steinmeier per guidare gli Esteri. Avevano fatto discutere negli ultimi anni soprattutto le sue prese di posizioni morbide con la Russia. Ora il suo posto nel governo potrebbe essere preso da Martin Schulz, presidente del parlamento europeo, oppure dallo stesso Sigmar Gabriel.

La cancelliera ha affermato che questa nomina è un “segnale di stabilità“. Steinmeier, ha detto Merkel in una breve dichiarazione a Berlino, è “orientato alle soluzioni” ed è un “uomo del centro politico”. “In un periodo in cui c’è disordine e instabilità nel mondo, mandare un segnale di stabilità dal mio punto di vista è giusto e importante”, ha concluso. “Sarà un presidente eccellente. Egli rappresenta la responsabilità, l’affidabilità e l’unità”, ha detto invece Thomas Opperman, il capo del gruppo parlamentare della Spd.