“Ma sa cosa significa? Che non potremo più tornare a casa la sera senza sentirci in pericolo”. “Non si tratta di essere razzisti, ma gli extracomunitari qui non li vogliamo”. Ci sono poco più di 200 chilometri tra gli abitanti di San Giuliano di Puglia, nel Molise, e quelli di Palombaio, in Puglia, ma la reazione davanti all’ipotesi di accogliere i migranti è identica: non qui. Se a Goro e Gorino, in provincia di Ferrara, la popolazione ha bloccato l’arrivo dei pullman, nei due piccoli centri del Sud, le barricate sono nate con i progetti ancora in fase embrionale.

A Palombaio, frazione di Bitonto a pochi chilometri da Bari, paese di 3mila abitanti, i 27 immigrati sarebbero dovuti arrivare già da quindici giorni. Non arriveranno più perché la cooperativa che avrebbe dovuto gestire il centro ha gettato la spugna. “Non è possibile qui, ma lo vede dove viviamo?” racconta un signore, mentre rientra a casa con le buste della spesa. “Non vogliamo essere chiamati razzisti, non è questo il punto – gli fa eco la moglie – è una questione di sicurezza, lei le ha mai viste le istituzioni qui?”. “Siamo pochi noi, loro diventeranno tanti – racconta una donna -, non c’è una guardia medica, non c’è una farmacia, qui a Palombaio non c’è nulla per noi, figuriamoci per loro”. Le obiezioni che si raccolgono in pochi minuti sono quelle di sempre. “Noi non vogliamo dare fastidio a nessuno, se la gente non ci accetta ce ne stiamo a casa – ci spiega Adele Raguso, presidente della cooperativa San Sebastiano che aveva vinto l’appalto -. Abbiamo scritto alla Prefettura, noi lasciamo. Non ci aspettavamo una reazione simile, in nessuna delle altre città dove curiamo l’accoglienza hanno reagito così, a Canosa, nella Bat, hanno anche organizzato una festa dell’accoglienza. Non ce la sentiamo di continuare in questo clima, ma occorrerebbe comprendere che quella gente arriva in condizioni disperate, sono essere umani come noi”.

Bitonto, i residenti dicono no all’arrivo di 27 migranti: la Prefettura li accontenta – In realtà, il progetto è stato bloccato anche dal sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio, per presunte irregolarità procedurali, negate dalla cooperativa stessa. “La struttura dove dovrebbe sorgere il centro è una villetta a due piani, adibita sino ad oggi a mobilificio. Si tratta di un cambio di destinazione d’uso – continua il sindaco – avrebbero dovuto essere versati gli oneri di urbanizzazione e invece ci è stato solo comunicato l’avvio dei lavori. Qui il rispetto della legge non c’è e per me se ne possono pure tornare a casa”. Ma burocrazia a parte, il primo cittadino condanna l’atteggiamento di chiusura della comunità, ricordando le manifestazioni di affetto che seguirono l’atto di coraggio di un migrante che aveva sventato una rapina a mano armata, in un supermercato della città. Una spiegazione a tanta ostilità, però, la fornisce: “Il Comune di Bari, anni fa, decise di punto in bianco di trasferire nei quartieri popolari diversi pregiudicati italiani, ci furono notevoli problemi di sicurezza. Sono traumatizzati – conclude Abbaticchio – era prevedibile che reagissero così”.  Ora sarà la Prefettura a dover dipanare la matassa, trovando una nuova destinazione ai 27 profughi.

San Giuliano di Puglia, 500 migranti nelle case post sisma del 2002. Proteste della popolazione – Accordo fatto, invece, a San Giuliano di Puglia, in Molise, dove nelle casette costruite dopo il sisma del 2002, in seguito al quale morirono 27 bambini e una maestra, arriveranno entro il 2017, 500 migranti, per lo più famiglie con bambini. L’accordo è stato siglato dopo una lunga e travagliata fase di confronto con i cittadini. “L’opposizione arriva prevalentemente dai comuni vicini – spiega il sindaco Luigi Barbieri – , dove si sono costituiti i comitati ma non ci sono grandi problemi. Certo – ammette – anche io ho gli stessi timori della popolazione, io ci abito qui, anche io penso alla sicurezza. Ma se non avessimo concluso noi l’accordo, in quelle casette ne avrebbero messi 3mila di extracomunitari”. Anche in questo caso i timori espressi dalla comunità sono quelli di tutti: “Guardi – spiega una donna che abita proprio di fronte alla scuola crollata nel sisma – va bene tutto ma gli immigrati no, ma le vede quante sono quelle case, sono fuori dal paese ma ci divide solo una strada”. “I 35 euro al giorno per straniero ci sono – incalza un uomo seduto al bar del paese – per noi non c’è mai niente, i nostri ragazzi vanno via da San Giuliano perché qui non c’è futuro”. Eppure, assicura il primo cittadino, i cittadini contrari sono solo una minoranza. Fatto sta che quelle casette in legno, costruite dalla Protezione Civile, sono costate 30 milioni di euro, il Comune non ha i soldi necessari per ristrutturarle e destinarle ad altro. Da 7 anni sono abbandonate e alla mercé dei vandali, servono 3 milioni di euro per rimetterle a nuovo. Lo farà la ditta che ha vinto il bando e che le destinerà agli immigrati.