“Barbarie”. È con questa parola che Usa e Gran Bretagna definiscono l’azione militare che la Russia sta conducendo in Siria. A provocare la dura reazione diplomatica di Washington e Londra è soprattutto il bombardamento contro un convoglio di aiuti umanitari avvenuto nei pressi di Aleppo il 19 settembre. Bombardamento di cui gli Stati Uniti ritengono Mosca la diretta responsabile, sebbene il Cremlino respinga risolutamente le accuse.

Ma anche per il ministro degli esteri britannico, Boris Johnson, la condotta russa è da condannare: “Il regime di Putin non solo, come ha fatto, ha consegnato la pistola ad Assad, ma si è spinta a volte anche a sparare”, ha Johnson alla Bbc, spiegando che ove, in relazione al bombardamento, si accertasse la consapevolezza che gli obiettivi erano civili ci si troverebbe di fronte a un crimine di guerra. Johnson ha anche descritto gli attacchi in corso su Aleppo come “una barbarie assoluta”. I russi, ha detto, “sono colpevoli di prolungare questa guerra e di renderla molto più terribile”.

Ancora più netta l’ambasciatrice americana all’Onu: “L’azione della Russia in Siria – ha dichiarato Samatha Power – è barbarie, non anti-terrorismo. Invece di perseguire la pace in Siria, Mosca e Assad fanno la guerra, con 150 attacchi nelle ultime 72 ore“. L’accusa della Power è arrivata direttamente da New York, nel corso della riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione ad Aleppo.

A sottolineare la drammaticità della situazione siriana, è stato anche l’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura: “Ad Aleppo – ha spiegato De Mistura – 270 mila persone sono di fatto sotto assedio da 20 giorni, e francamente, non possono essere tutti terroristi”. Nella città, negli ultimi giorni, i raid siriani hanno ucciso 213 civili, di cui molte donne e bambini. E certo le prospettive sull’immediato futuro appaiono tutt’altro che rosee: De Mistura ha precisato che sono rimaste solo “piccole finestre di opportunità” per evitare che il conflitto peggiori ancora.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha lanciato un appello dal Palazzo di vetro: “Per quanto tempo ancora tutti coloro che hanno influenza in Siria permetteranno che continui tanta crudeltà? Esorto tutti i soggetti coinvolti a lavorare di più per porre fine all’incubo. Che scuse ci sono – ha continuato Ban – per non intraprendere un’azione decisa che fermi il caos?”.