Era nato con grandi aspirazioni, come aveva dimostrato il suo fondatore: “Noi abbiamo l’ambizione di costruire un grande partito, anzi, il più grande partito italiano”. Era il gennaio del 2015 quando, dopo vari annunci, Corrado Passera fondava il suo partito, Italia Unica. Oggi, a meno di due anni da quei proclami, “Italia Unica esce dalla scena politica come movimento politico”. Lo ha annunciato l’Assemblea Nazionale, riunitasi oggi per sancire la fine dell’avventura del partito lanciato dall’ex ministro dei Trasporti del governo di Mario Monti, già amministratore delegato di Banca Intesa.

Una chiusura, però, che non vuole essere una smobilitazione definitiva. Nel documento risolutivo dell’assemblea, infatti, Italia Unica “invita i suoi iscritti e sostenitori a continuare nell’impegno per un Paese migliore, tenendo alte le bandiere che ne hanno caratterizzato i suoi due anni di attività: sviluppo per creare lavoro, solidarietà per ridurre il disagio delle famiglie, rafforzamento delle istituzioni democratiche”.

Nel testo viene inoltre ribadita l’esortazione a votare No al referendum sulle riforme costituzionali, battaglia che ha visto nelle scorse settimane lo stesso Passera vicino al senatore Gaetano Quagliariello nella creazione dei Comitati del “No-che-serve”.

Approvando la relazione del presidente Passera – dimissionario con l’intero comitato esecutivo – l’assemblea del movimento ha dato incarico di procedere con le formalità del caso e ha sancito la fine di un’esperienza che – prosegue la nota – “racchiude numeri importanti e battaglie riformatrici ambiziose e coraggiose”. Al stesso tempo, però, l’Assemblea non ha negato l’evidenza di un risultato ben al di sotto delle aspettative con cui Italia Unica era nata. “Non siamo riusciti – si legge ancora nel documento finale – a convincere abbastanza italiani che la nostra Italia sta scivolando verso la povertà e che serve un cambiamento fortissimo per riportare fiducia e speranza nel Paese”.

E dunque, dopo la fine anticipata della corsa a sindaco di Milano, dopo la secca bocciatura della proposta avanzata in extremis per il salvataggio del Monte dei Paschi, con la morte di Italia Unica Corrado Passera vive la terza delusione in pochi mesi.