Via libera della Banca Centrale europea al piano di salvataggio di Jp Morgan e Mediobanca per il Monte dei Paschi di Siena. Confermato l’aumento di capitale da 5 miliardi e la vendita di oltre 9 miliardi di sofferenze nette tramite cartolarizzazione a cui parteciperà il fondo Atlante. E’ quanto emerso a margine del consiglio di amministrazione dell’istituto che ha chiuso il semestre con un utile netto di 302 milioni. Il risultato beneficia del “provento fiscale di 134 milioni di euro, relativo al trattamento fiscale di talune componenti reddituali connesse all’operazione Alexandria contabilizzato nel secondo trimestre”.

La dismissione di 27,7 miliardi di sofferenze lorde del Montepaschi (su un totale di 47 miliardi) avverrà a un prezzo medio di 9,2 miliardi, il 33% del valore nominale dei prestiti. Decisamente notevole se si pensa che i crediti delle quattro banche salvate a novembre sono stati valutati in media il 17,9% del loro valore nominale. Ancora più notevole se si pensa che la dismissione avverrà tramite una maxi-cartolarizzazione a cui parteciperà il fondo Atlante bis che dovrebbe raccogliere fino a 5 miliardi di euro entro l’8 agosto. Lo stesso che verrà finanziato tra gli altri dalle casse di previdenza private riunite nell’Adepp e dalla Cassa Depositi e prestiti, con buona pace di iscritti e Corte dei Conti. Oltre che dalle principali banche e assicurazioni del Paese. Del resto, nonostante il valore sia decisamente superiore a quanto finora il mercato ha voluto sborsare per i prestiti che le banche non riescono a farsi restituire (tecnicamente non performing loans, Npl) , secondo il padre del fondo italiano di salvataggio del sistema bancario, Alessandro Penati, c’è margine per ottenere un discreto profitto dall’operazione.

Inoltre, il trasferimento dei Non performing loans del Monte sarà affiancato da un prestito ponte che tamponerà le perdite della banca fino al varo dell’aumento di capitale da 5 miliardi di euro atteso entro fine anno. La banca ha previsto quindi il “deconsolidamento dal bilancio dell’intero portafoglio di crediti in sofferenza attraverso la cessione ad un veicolo di cartolarizzazione e la successiva assegnazione della junior tranche agli azionisti di Mps. Quaestio SGR, per conto del fondo Atlante, sottoscriverà le mezzanine notes per un importo pari a circa 1,6 miliardi. In base all’accordo al fondo verranno assegnati warrant, con sottostante azioni di nuova emissione della banca, pari al 7% del capitale fully diluted dopo il completamento dell’aumento di capitale. L’intesa prevede che Quaestio nomini un co-arranger per la cartolarizzazione e il master servicer del portafoglio di crediti in sofferenza. Inoltre Quaestio coordinerà la definizione del piano per il recupero dei crediti in sofferenza, che sarà allocato a una pluralità di special servicers, scelti tramite una “procedura competitiva”. Mps conferma la cessione della piattaforma di recupero dei crediti, che potrà gestire un terzo del portafoglio oggetto di cartolarizzazione. La banca senese terrà l’assemblea per l’approvazione dell’operazione sulle sofferenze “nei mesi di ottobre/novembre, con l’obiettivo di completare l’aumento di capitale e il deconsolidamento del portafoglio di crediti in sofferenza dal bilancio entro la fine del 2016”, si legge in una nota.

L’istituto ha sottolineato che si tratta di un’operazione “senza precedenti per struttura e dimensione sul mercato italiano” e “rappresenta un passaggio fondamentale per Bmps e, al suo completamento, la riconfermerà tra gli istituti leader del sistema bancario Italiano, con una posizione patrimoniale solida, un ridotto profilo di rischio, una qualità del credito significativamente migliorata ed un rinnovato potenziale di crescita della redditività a beneficio di tutti gli stakeholder”. Non resta che sperarlo. Soprattutto ai potenziali sottoscrittori del fondo Atlante che anche venerdì hanno protestato a viva voce. Per esempio il presidente del sindacato dei medici Snami, Angelo Testa, ha espresso “sconcerto e preoccupazione per la decisione presa da Enpam di sottoscrivere il Fondo Atlante 2 destinato al salvataggio di Banca Mps”, ricordando che “dopo i quasi tre miliardi di euro investiti all’epoca della presidenza Parodi in titoli derivati ad alto rischio, che ancora oggi gravano sul bilancio del nostro Ente di previdenza, e nonostante le numerose rassicurazioni dell’attuale presidente Alberto Oliveti sul fatto che l’epoca degli investimenti rischiosi era definitivamente tramontata, i medici vedono di nuovo messi a repentaglio i loro contributi”. Ferma condanna dell’iniziativa anche da parte dell’associazione dei giovani notai (Asign) e dell’Unione dei giovani dottori commercialisti (Ungdcec). Soddisfazione, invece, dal Consiglio nazionale dei geologi per il dietrofront all’investimento deliberato nelle ultime ore della propria Cassa (Epap). A temporeggiare, infine, pure l’Ente dei consulenti del lavoro (Enpacl) che rinvia ogni decisione, fino a quando non avrà completato “i necessari approfondimenti”.

Sollievo, invece, a Siena. “È andato tutto bene”, ha commentato il consigliere, Fiorella Bianchi, al termine del cda. Da parte sua invece un altro componente del consiglio Antonino Turicchi ha spiegato che il piano presentato in extremis dall’ex ministro e banchiere Corrado Passera è stato bocciato visto che quello della banca era da ritenersi più solido. “Abbiamo esaminato tutto ma c’era un altro piano, quello approvato poi dalla Bce, solido”, ha detto. Proprio alla luce del piano alternativo, la Consob ha acceso un faro sul flusso informativo e sull’andamento dei prezzi in Borsa del titolo dove nella seduta ha guadagnato il 6,2% riportando la capitalizzazione sopra la soglia dei 900 milioni di euro.

Ottimismo o meno, a Francoforte il Monte dei Paschi di Siena ha superato gli stress test solo nello scenario di base, mentre in caso di scenario avverso non passerebbe gli esami comunitari. “Le condizioni del Monte dei Paschi di Siena sono da tempo all’attenzione dell’SSM. Dal novembre del 2013 il gruppo è sottoposto a un piano di ristrutturazione approvato dalla Commissione europea, tuttora in corso, durante il quale sono stati conseguiti risultati notevoli, sul piano della razionalizzazione organizzativa e dell’abbattimento dei costi”, spiega una nota di via Nazionale. “Il Consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi ha oggi deliberato un piano che prevede la cessione dell’intero portafoglio di crediti in sofferenza e un aumento di capitale fino a 5 miliardi, che consentirà di incrementare significativamente gli accantonamenti sui restanti crediti deteriorati. Per effetto di tale operazione, la banca deterrà prestiti deteriorati – ma non in sofferenza – in linea con quelli medi del sistema bancario italiano. Il patrimonio di Vigilanza della banca si manterrà sugli attuali livelli e la redditività potrà risentire di miglioramenti sia sul fronte dei costi della provvista e del credito sia su quello del rendimento dell’attivo e della liquidità”, conclude Bankitalia.