Le nostre scuole non sono pronte ad affrontare un terremoto. E i ragazzi più in pericolo sono i disabili. A denunciare questa situazione, all’indomani del sisma che ha colpito il Centro Italia è “Cittadinanzattiva” che da quattordici anni monitora la sicurezza degli edifici scolastici presentando un dettagliato rapporto. Il prossimo dossier sarà presentato il 21 settembre a Roma.

Gli ultimi dati fotografano qualche miglioramento rispetto al passato ma la strada da fare per assicurare a tutti la possibilità di andare in aula sereni è ancora lunga: “Secondo quanto dichiarato dai responsabili del servizio prevenzione e protezione (che possono essere professionisti esterni o insegnanti con competenze specifiche) il 100% dei ragazzi – spiega Adriana Bizzarri, responsabile del settore scuola – partecipa alle prove di evacuazione, ma nel 10% delle scuole non sono ancora stati individuati percorsi sicuri e praticabili da disabili motori che non comportino l’uso dell’ascensore o del servoscala. Ciò rende la questione delle emergenze critica e impone di studiare caso per caso, scuola per scuola, con l’aiuto di personale esperto”.

La prevenzione, nonostante gli sforzi degli ultimi anni da parte dei docenti e dei dirigenti scolastici, non è ancora una garanzia: secondo il rapporto dello scorso anno, infatti, la piantina dei percorsi di evacuazione nei corridoi non è visibile dalle persone in carrozzina nel 19% delle scuole. “Oltre alle disabilità motorie – spiega Bizzarri – altre situazioni di disabilità altrettanto gravi impongono l’adozione di procedure non sempre facili da mettere in atto, soprattutto in assenza di personale specializzato o che conosce direttamente i singoli studenti. L’attenzione verso la gestione delle emergenze di questi alunni sta crescendo ma è ancora bassa”. Numeri che vanno di pari passo con altri dati sull’abbattimento delle barriere architettoniche: secondo gli ultimi report resi noti dal Miur il 29% delle scuole è ancora privo di accorgimenti per il loro superamento.

Il tragico evento di questi giorni che ha lasciato 700 alunni senza scuole riaccende i riflettori su ciò che “Cittadinanzattiva” tornerà a denunciare tra qualche settimana: “Anche quest’anno è emerso che il rischio sul quale si lavora di più è l’incendio. Al di là degli istituti tecnici professionali, la percentuale di rischio rogo di una scuola è bassa. Gli episodi di scuole in fiamme sono pochissimi: va capovolta la prospettiva e va data attenzione al rischio sismico e alluvionale”.

In Italia 20.500 scuole su 42mila sorgono in zone a elevato rischio sismico, eppure nemmeno i segnali d’allarme funzionano bene: “Non ci sono ovunque; la tipologia di segnale – dice Adriana Bizzarri – è ancora legata alla campanella ma in caso di terremoto la tempestività è importantissima; spesso la corrente elettrica salta perciò è inutile la campanella. Servono altri sistemi di allerta. Le prove di evacuazione vanno fatte con serietà, senza anticipazioni e preavvisi affinché siano reali”.

Nel Paese la percezione della gravità c’è, ma mancano le risorse: basta pensare che il Governo ha stanziato 40 milioni di euro per le indagini diagnostiche sui solai effettuate in settemila edifici, ma le richieste da parte delle amministrazioni erano oltre 13 mila.