Al mare o in montagna, in Italia o all’estero. Per quaranta, lunghi giorni. Non si può certo dire che quest’anno i nostri parlamentari non si riposeranno, in vista della battaglia d’autunno sul referendum costituzionale che dopo l’estate entrerà ancor più nel vivo. Camera e Senato riapriranno i battenti alla metà di settembre: il 12 la prima, il giorno successivo il secondo. Quel che è certo è che la frenesia di aprire gli ombrelloni ha lasciato sul tavolo degli onorevoli alcuni dossier spinosi. Leggi che aspettano da mesi, se non addirittura da anni, di essere approvate in via definitiva (o soltanto di avere il via libera per passare all’esame dell’altra Camera). Come il conflitto d’interessi, un evergreen da portare in spiaggia. O l’introduzione del reato di tortura. Senza dimenticare la riforma del processo penale o quella della adozioni. Tutto rimandato al mese prossimo. Forse.

Reato di tortura
Il primo via libera da parte di Palazzo Madama è arrivato a marzo 2014, praticamente due anni e mezzo fa. Poi c’è stato il successivo passaggio alla Camera, che il 9 aprile 2015 l’ha approvata rispendendola al Senato. Ma da allora per la legge che in Italia istituisce il reato di tortura è stato un susseguirsi di rinvii, sospensioni, veti incrociati. Nonostante la condanna della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per i fatti della scuola Diaz avvenuti durante il G8 di Genova del 2001 e i casi Cucchi, Aldrovandi e Uva. Il 19 luglio scorso, quando sembrava essere davvero “la volta buona”, la conferenza dei capigruppo del Senato ha sospeso l’esame del ddl su richiesta di Forza Italia, Lega Nord e Conservatori e Riformisti, con il benestare del Pd e l’entusiasmo di Area popolare. “Una decisione molto saggia”, l’ha definita il ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Quando se ne riparlerà? Difficile da dire, visto che non è stata fissata una data precisa per riaprire la discussione.

Legalizzazione della cannabis
Il 25 luglio scorso, per la prima volta nella storia italiana, la Camera ha discusso un provvedimento (sostenuto da 221 deputati) riguardante la legalizzazione del consumo di cannabis, che prevede la possibilità di detenerne e trasportarne piccole quantità e di coltivarla e acquistarla in negozi autorizzati. Ma, com’era ipotizzabile, la ‘rivoluzione’ è durata ben poco: appena sei ore di discussione in Aula, poi il testo è tornato nelle commissioni Giustizia e Affari sociali dove sono già stati presentati oltre duemila emendamenti (la sola Area popolare ne ha depositati 1.700). “Fare ostruzionismo è legittimo, ma se ci sarà reagiremo”, ha spiegato Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri e promotore dell’intergruppo per la legalizzazione della cannabis. Visto il clima, meglio rimandare tutto a settembre. Inoltre quando (e se) passerà l’esame della Camera, il provvedimento rischierà di schiantarsi contro gli scogli di Palazzo Madama, là dove i numeri della maggioranza ballano ogni qualvolta alfaniani e centristi si mettono di traverso. Una legge che per qualcuno proprio non s’ha da fare.

Ddl concorrenza
Sono passati quasi dieci anni dalla “lenzuolata” di liberalizzazioni firmata dall’allora ministro Pier Luigi Bersani e altri quattro dal Cresci Italia (2012). Eppure, dopo una lunga gestazione in commissione, il ddl concorrenza approderà solo a fine settembre nell’Aula del Senato. Con la prospettiva di una terza lettura alla Camera. Un provvedimento cruciale e delicato, uno di quelli nel corso del cui esame l’assalto alla diligenza delle lobby di ogni ordine e grado si scatena puntualmente. L’esame riprenderà al Senato a settembre. In ballo ci sono misure di particolare rilevanza, specie in alcuni settori che incidono in maniera significativa sulla vita dei cittadini. Dalla riforma del mercato elettrico, con l’abrogazione del servizio di maggior tutela all’Rc auto, all’annosa questione dei rapporti, tutt’altro che idilliaci, tra taxi e Ncc. Fino alla riorganizzazione delle professioni. E, ancora, il settore del turismo: il ddl comprende la discussa norma ispirata al caso Booking e alle altre piattaforme che recensiscono e consentono di prenotare stanze d’albergo in tutto il mondo. Un servizio gratuito (anche pubblicitario) dietro corresponsione di una percentuale sulle transazioni effettuate. In Italia, però, alcuni alberghi, dopo aver messo in vendita le camere ad un certo prezzo su queste piattaforme, praticano tariffe inferiori a chi si rivolge direttamente a loro o prenota sul loro sito Internet. Si rischia una vertenza in sede all’Ue per violazione della concorrenza.

Ddl editoria
Sarà il primo punto all’ordine del giorno della seduta di martedì 13 settembre, quando l’Aula di Palazzo Madama riaprirà i battenti. Ma anche stavolta lo slittamento non è stato indolore, provocando le proteste delle associazioni di categoria. Stiamo parlando del cosiddetto ddl editoria, già licenziato dalla Camera il 2 marzo scorso e in attesa di essere approvato anche in Senato. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Luca Lotti, ha assicurato che la riforma “potrà vedere la luce entro la fine dell’anno”. Ma Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) e Ordine dei giornalisti si sono fatti sentire. In particolare, i vertici del sindacato dei giornalisti hanno espresso “rammarico e disappunto” per il rinvio del provvedimento, promuovendo per il prossimo 12 settembre una seconda giornata di mobilitazione per chiedere anche “la calendarizzazione dei provvedimenti sulla cancellazione del carcere per i giornalisti e per affrontare il problema delle cosiddette querele temerarie, entrambi fermi al Senato”.

Conflitto di interessi
Quando il 25 febbraio scorso l’Aula di Montecitorio ha approvato la legge sul conflitto d’interessi il relatore del testo, Francesco Sanna (Pd), se ne uscì dicendo: “Ora la palla passa al Senato. L’approvazione rapida della legge sarà un fatto politico di svolta nella qualità delle nostre istituzioni, perché permette al Paese di dare regole moderne al compromesso tra capitalismo e democrazia”. Tutto molto bello. Peccato che per il provvedimento, diventato un must del dibattito politico di casa nostra, non ci sia stata alcuna “approvazione rapida”. Anzi. È fermo, o forse sarebbe meglio dire arenato, nelle secche della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. La legge “è su un binario semimorto o semivivo: abbiamo finito le audizioni senza però fissare un termine per gli emendamenti, cioè senza entrare nel vivo”, spiega un membro della commissione a ilfattoquotidiano.it. Anche stavolta, insomma, si prevedono tempi lunghi.

Riforma del processo penale
Licenziato dalla commissione Giustizia del Senato, il ddl di riforma del processo penale arriverà in Aula a Palazzo Madama a settembre. Un provvedimento sul quale non sono mancate polemiche e scontri accesi anche all’interno della stessa maggioranza. In particolare sulla modifica delle norme relative alla prescrizione dei reati. Tema sul quale il Pd ha dovuto fare i conti con il muro del Nuovo centrodestra e dei verdiniani di Ala. Alla fine si è trovato un accordo che ha sbloccato lo stallo. E che prevede una sospensione della prescrizione di diciotto mesi tra il primo e il secondo grado e di altri diciotto tra l’appello e la Cassazione. Ma il testo che dovrà essere esaminato dall’Aula comprende anche il delicato tema della delega al governo per riscrivere la disciplina che regola le intercettazioni e la loro divulgazione.

Riforma delle adozioni
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, l’aveva promessa a febbraio dopo lo stralcio della cosiddetta stepchild adoption (cioè l’adozione del figlio del partner) dal disegno di legge sulle unioni civili. Salvo poi correggere il tiro a maggio, ospite di Porta a Porta: “In questo momento non ci sono i numeri”. E così anche la riforma delle adozioni viaggia con il freno a mano tirato. Da aprile a fine luglio scorso la commissione Giustizia della Camera, presieduta da Donatella Ferranti (Pd), ha portato avanti un’indagine conoscitiva nel corso della quale sono state svolte numerose audizioni. Compresa quella di Maria Elena Boschi, titolare della delega in materia di adozioni internazionali e presidente della commissione per le adozioni internazionali (Cai). In quella sede, la ministra delle Riforme ha annunciato l’intenzione di convocare la commissione a settembre. Sarebbe la prima volta da giugno 2014: meglio tardi che mai.

Riforma dei partiti
Anche la tanto agognata riforma dei partiti è ferma ai box. Dopo il via libera di Montecitorio in prima lettura, l’esame ripartirà al Senato a settembre. Profondamente mutato rispetto all’impianto originario della pdl a firma del vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini, la legge detta nuove norme in tema di trasparenza, democrazia interna e partecipazione. Partiti, movimenti e soggetti politici devono dotarsi, per esempio, di uno statuto depositato, dal quale risulti il legale rappresentante, il titolare del simbolo e del nome e la sede legale. Per tutto ciò che non è regolato dallo statuto si rimanda alle norme del codice civile. Un punto sul quale la mediazione del presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti (Scelta civica), ha consentito di uscire dall’impasse, superando la contrarietà dei grillini che vedevano nell’originario testo Guerini una sorta di legge disegnata su misura contro il M5S (che alla fine si è astenuto). Il testo licenziato da Montecitorio prevede anche che ciascun partito, movimento o gruppo politico dovrà rendere “facilmente accessibile” nell’apposita sezione “trasparenza” del proprio sito internet l’elenco di tutti i beni di cui siano intestatari.