Sarebbero 300mila, a detta di fonti locali, le persone intrappolate nella zona di Aleppo est che vive da oltre una settimana un assedio totale, dopo che l’ultima strada per i rifornimenti sotto il controllo dell’opposizione è caduta in mano alle forze governative fedeli al presidente Bashar al Assad. Dal luglio 2012, data dell’inizio della battaglia di Aleppo, i morti, secondo un conteggio che deve essere rivisto al rialzo, sarebbero oltre 40mila sommando quelli della città e del governatorato, mentre incalcolabile è il danno umano maturato dalla condizione prolungata di guerra. Ma oltre alle bombe, come le barrel bomb che ad Aleppo vengono usate in maniera consistente dall’aviazione governativa, un’arma ampiamente utilizzata per far pressione sul rivale è quella dell’acqua. Le tre principali stazioni di pompaggio che riforniscono la città e i dintorni sono quella sul fiume Eufrate, controllata dall’Isis; di Soleiman al Halabi, a più riprese tenuta da al Nusra o dall’opposizione e la terza dal governo.

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