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In Africa ‘Dio non è obbligato’ ad essere giusto in tutte le cose di quaggiù

Il romanzo dell’avoriano Ahmadou Kourouma è stato tradotto in italiano col titolo "Allah non è mica obbligato". Romanzo e realtà sono parte della stessa sceneggiatura
In Africa ‘Dio non è obbligato’ ad essere giusto in tutte le cose di quaggiù
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Il romanzo dell’avoriano Ahmadou Kourouma (1927-2003) è stato tradotto in italiano nel 2012 col titolo Allah non è mica obbligato. Ricordo di averlo letto durante il mio soggiorno in Liberia, alla conclusione della lunga guerra (in)civile che ha insanguinato il Paese per 15 anni. Lo scritto segue le vicende di Birahima, bambino-soldato come espediente narrativo per mettere in scena ambiguità, sciagure e poteri in alcuni Paesi dell’ Africa Occidentale. Li ho visti passare uno dopo l’altro. Bambini armati di un AK 47 più grande di loro che ci fermavano in tutta serietà ai check points. Il parallelo commercio di armi e diamanti tra gruppi ribelli e le forze internazionali di stabilizzazione. L’esportazione di tronchi di legno e i molteplici ‘signori della guerra’ che profittavano dell’assenza dello Stato. Il romanzo e la realtà sul terreno facevano parte della stessa sceneggiatura e, alla fine, non si sapeva dove finiva l’uno e cominciava l’altro. D’improvviso poi scese la pace dei bambini-soldato si perse la traccia. Alcuni percorsi di accompagnamento e reinserzione della vita civile e poi più nulla.

“Dio(Allah) non è obbligato ad essere giusto in tutte le cose di quaggiù” ritorna come motivo nel romanzo citato. D’altra parte tra i due, Dio e l’Africa, non si sa bene chi comanda. Da una parte c’è la tendenza a rendere Dio innocente di ogni tragedia che inevitabilmente arriva, prima o poi anche nelle migliori famiglie. Dall’altra nulla accade senza che Egli, dall’alto, non voglia. I migranti che passavano da Niamey per andare in Algeria, Libia o altrove sapevano bene che tutto dipendeva da Dio. “Se Dio vuole”, dicevano, anche quando la certezza di essere derubati, arrestati, picchiati, spesso violentati e infine espulsi era messa nel programma. D’altra parte, appunto, Dio non è mica obbligato ad essere giusto in tutte le cose di quaggiù. Così per un lavoro, un viaggio, un progetto, una malattia, un matrimonio o, semplicemente, i raccolti di stagione e le piogge annuali. Si prega, si offrono, talvolta, sacrifici e nel caso non si fosse esauditi si dirà che, con ogni probabilità, senza la preghiera tutto sarebbe andato ancora peggio di com’è andata. Lo stesso occorre per le feste religiose.

Dopo 14 anni di permanenza nel Niger non potrò assistere alla celebrazione della Tabaski o del sacrificio dell’agnello. In ricordo del figlio di Abramo, Ismaele per il Corano, libro santo dell’Islam, o Isacco per la Bibbia. Com’è noto l’uccisione del figlio è stata sostituita da quella di un capro. Ricordo come lungo alcune strade della capitale Niamey e più sovente nei cortili, si allestivano i legni per arrostire a fuoco lento gli animali sgozzati il giorno della festa. Dio non è mica obbligato ma, con ogni probabilità, sarà celebrata martedì o mercoledì prossimo, a seconda della luna o di altro tipo di calendario. La Tabaski inizia con una preghiera speciale alla moschea o in piazze pubbliche cui segue il sacrificio prescritto. La carne dell’animale è di norma divisa in tre parti eguali. Una per la famiglia, l’altra per i vicini o amici e la terza parte per le persono bisognose. Per qualche giorno l’aria della città, alla fine della stagione secca, è una mescolanza di fumo di arrosto e aromi di polvere. I bambini vanno in giro con occhiali da sole colorati e, malgrado la crisi economica, indossano i vestiti nuovi da festa.

Non so da altre parti. Sono però certo che in Africa Dio non è obbligato ad essere giusto in tutte le cose di quaggiù. Altrimenti sarebbe difficile spiegare le guerre, le carestie, le città che prosperano, una classe ricca sfondata e poi la miseria sotto casa. I milioni di sfollati, profughi e poi le ricchezze del sottosuolo che non arrivano dove avrebbero dovuto. Forse lo stesso Dio, accortosi del problema, è diventato ostaggio del Continente e cerca di fare quello che può per salvare la sua reputazione divina. Intanto un film di animazione dal titolo Allah in not obliged – Dio non è obbligato è stato prodotto nel Lussemburgo l’anno scorso e si trova disponibile nelle sale cinematografiche quest’anno. Scommetto che Dio assisterà alla proiezione, in incognito, tra gli spettatori.

Genova, maggio ’26

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